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Banche venete: salta ricapitalizzazione precauzionale. Intesa SanPaolo rimasta sola, opzione con good bank

E intanto venerdì scorso il governo ha sospeso il pagamento del bond di Veneto Banca che sarebbe scaduto dopodomani, mercoledì 21 giugno.

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Banche venete, a che punto è il dossier. E, soprattutto, alla luce delle ultime novità emerse nelle ultime ore, la domanda è: a che tipo di salvataggio saranno sottoposte? La risposta è che, a dispetto delle rassicurazioni di Padoan alla fine il bail-in ci sarà, come ha scritto anche La Stampa nel fine settimana.

Il quotidiano, che oggi parla dell‘opzione Intesa SanPaolo, certifica un dato di fatto inconfutabile: le banche italiane non sono riuscite a fare praticamente sistema, a unire le loro forze e rendere possibile una soluzione di team.

Banche venete, nessuna “colletta di sistema”. Bail-in ci sarà

Nessuna “colletta di sistema” per garantire una parte dell’aumento di capitale. E, viso che gli appelli sono stati rispediti al mittente,  è atteso già nei prossimi giorni l’annuncio, da parte della stessa Commissione Ue, del flop del piano di ricapitalizzazione precauzionale. Niente intervento diretto dello Stato.

Cosa accadrà allora?

Praticamente, ci sarà una netta divisione tra una “good bank”, che includerà gli asset buoni dei due istituti, dunque asset e sportelli; e una bad bank, in cui andranno a confluire gli asset non performanti, soprattutto i crediti deteriorati. Scrive La Stampa:

“Al di là delle rassicurazioni del ministro Padoan, ciò significa che il «bail-in» delle due banche ci sarà, e investirà gli azionisti e certamente i cosiddetti obbligazionisti «junior». È vero però che nei piani del governo c’è l’intenzione – come fatto per il Monte dei Paschi – di risarcire tutti gli obbligazionisti “retail”, ovvero i privati cittadini che hanno acquistato i titoli allo sportello nella convinzione di avere fra le mani prodotti sicuri.

Chi si accollerrà, tuttavia, la good bank, visto che in pochi si sono fatti avanti per manifestare il benché minimo interesse al dossier?

Banche venete, il ruolo di Intesa SanPaolo

Sempre La Stampa in un altro articolo afferma che, nell’ambito della scelta di una risoluzione “morbida”, che si traduca nella creazione di una good bank e una bad bank, Intesa SanPaolo prenderebbe – stando ad alcune fonti interpellate dal quotidiano – le “nuove banche da fondere ripulite dalle sofferenze e delle cause legali”

L’istituto avrebbe tuttavia ben chiari i paletti entro cui limitare il suo raggio di azione. La priorità sarebbe infatti quella di minimizzare il più possibile le conseguenze sul capitale e, anche, di “non intaccare la politica di dividendi che finora ha caratterizzato la gestione dell’Ad Carlo Messina. dividendi”.

Una eventuale iniziativa avrebbe inoltre come elemento imprescindibile il “burden sharing”, ovvero l’azzeramento delle azioni e dei bond subordinati”.

Sembrerebbe esclusa a priori una acquisizione in stile spagnolo (riferimento al recente salvataggio della spagnola Banco Popular da parte di Santandar). In questo caso, infatti, Intesa SanPaolo dovrebbe dare il via a una operazione di aumento di capitale non indifferente, visto che l’ammanco di capitale, secondo la Bce, sarebbe di 6,4 miliardi di euro.

Banche venete: e il nodo esuberi?

Il quotidiano precisa:

“Resterebbe da gestire il nodo degli esuberi, ma su questo è al lavoro il governo e non è escluso un decreto ad hoc per incrementare la dotazione pubblica del fondo esuberi del sistema bancario (già incrementato con 800 milioni per tre anni, dei quali 600 milioni per il solo 2017)”.

Una tale soluzione sarebbe “gradita a Bruxelles”, ma non all’Abi, in quanto implicherebbe l’intervento del fondo di risoluzione, sostenuto dai contributi obbligatori di tutto il sistema bancario.

E allora, scrive La Stampa,

“La soluzione sarebbe un acquirente da subito anche per la bad bank, che avrebbe il compito di gestire le sofferenze dei due gruppi. Su questo sarebbero già stati avviati contatti con alcuni operatori specializzati come Fortress, che peraltro si è appena ritirato dalla partita delle sofferenze Mps”.

A proposito di decreti, lo scorso venerdì come da attese il governo ha sospeso il pagamento del bond di Veneto Banca, che sarebbe scaduto mercoledì 21 giugno. Con un decreto-lampo, il Consiglio dei Ministri ha optato per una sospensione di sei mesi per il rimborso dei bond subordinati dei due istituti, e dunque, in primis, di quel bond di Veneto Banca emesso per 85 milioni di euro.

Padoan: tra qualche mese scenario migliore per banche

Intanto, focus sull’intervista che il ministro Padoan ha rilasciato a La Repubblica. Così Padoan a una domanda sulle banche venete:

“Anche nel caso delle banche si verifica la percezione sbagliata che si ha sulle riforme. Non è assolutamente vero che non abbiamo fatto niente sulle banche. Abbiamo accelerato, introdotte garanzie di Stato, abbiamo fatto due riforme sulle banche popolari e su quelle cooperative e le sofferenze si stanno riducendo. Sulle banche venete si sta lavorando alacremente. Le regole europee sono purtroppo molto complicate e in alcuni casi mai veramente applicate. La direttiva per la risoluzione delle banche, deve essere applicata in modo attento e concordato. Continueremo a farlo. Fra qualche mese avremo uno scenario molto più favorevole per il sistema bancario. E i casi critici saranno alle nostre spalle, sono molto fiducioso. L’Italia avrà dim strato di aver superato la prova di un’economia bancocentrica in crisi. Ne stiamo uscendo con fatica e determinazione e collaborazione con la Ue”.