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Banche venete, a rischio il decreto per salvarle. PwC: mercato Npl Italia può superare 60 mld in 2017

QUOTAZIONI Intesa Sanpaolo

Intesa SanPaolo non avrebbe intenzione di apportare alcuna modifica. E sarebbe pronta a ritirarsi in caso di mancata approvazione.

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A rischio il decreto con cui il governo ha deciso di salvare le due banche venete Veneto Banca e Popolare di Vicenza, in accordo con l’Unione europea e con Intesa SanPaolo, che rileverà solo la parte buona degli istituti, al prezzo simbolico di 1 euro.  Un decreto che fissa il costo che lo Stato si dovrà accollare (per rilevare tra l’altro le bad bank, ovvero gli asset non performanti delle banche), a 5,2 miliardi di euro, cifra che per effetto delle garanzie a Intesa SanPaolo può salire fino a un totale di 17 miliardi di euro.

Intesa SanPaolo è stata chiara: il salvataggio ci sarà solo se passa il decreto.

Il problema è che nella giornata di ieri, alla scadenza del termine per il deposito delle modifiche, in Commissione Finanze sono risultati più di 700 emendamenti (450 dei quali presentati solo dal Movimento 5 Stelle). E che il PD, praticamente come gli altri partiti in campagna elettorale, in vista delle elezioni politiche in Italia nel 2018, si spacca.

Le votazioni sugli emendamenti sono attese per la giornata di domani, ma le polemiche non si placano, a dispetto dell’obiettivo del governo di chiudere i lavori della Commissione entro giovedì – come scrive il Corriere della Sera – al fine di mandare in aula il decreto il 10 luglio.

Dal Pd la stoccata al decreto arriva in particolare da Michele Emiliano, governatore della Puglia che, in una lettera al governo e ai parlamentari Pd, afferma che il decreto sulle banche dello scorso 25 giugno è “invotabile” in quanto “tradisce i risparmiatori, abbandonando completamente al loro destino centinaia di migliaia di piccoli azionisti e di obbligazionisti subordinati”. Inoltre, aggiunge Emiliano, il decreto “comporta per lo Stato un onere spaventoso e, nella sostanza, in larga parte non recuperabile”.

Mentre sale nuovamente la tensione sul destino delle banche venete, dall’ultima edizione dello studio di PwC “The Italian NPL Market – The Place To Be“, emerge che il mercato dei crediti deteriorati delle banche italiane potrebbe raggiungere il valore di 60 miliardi di euro nel 2017.

Così Pier Paolo Masenza, Financial Services Deals Leader di PwC:

“il mercato italiano dei NPL è in una fase evolutiva e dinamica, spinto dalla impellente necessità di trovare soluzioni decisive che, da un lato, consentano alle banche di ridurre i volumi di esposizioni deteriorate e dall’altro permettano loro di focalizzarsi sulle priorità strategiche. Le operazioni straordinarie di ristrutturazione cui stiamo assistendo, come le recentissime disposizioni urgenti per la liquidazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, nonché i piani strategici di deleverage aventi ad oggetto i portafogli di NPL delle banche maggiori, confermano il momento topico che sta vivendo il mercato. Situazioni diverse di natura variegata che alla fine, insieme, genereranno quest’anno volumi di transazioni NPL (inclusivi di asset class miste, si veda il peso crescente degli UTP) superiori ai 60 miliardi”.

Dal report emerge anche che l’ammontare complessivo dei crediti deteriorati delle banche italiane ha segnato un forte calo dal record di €341 miliardi testato alla fine 2015, scendendo nel corso del 2016 a €324 miliardi.

L’analisi conferma tuttavia che il valore degli NPL rimane il più elevato in Europa.