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Banche venete: costo dello Stato fino a 20 miliardi. Risparmiatori: chi saranno gli azzerati

La Stampa calcola la cifra complessiva del salvataggio in 13 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi a carico dello Stato e 4 miliardi a carico di Intesa SanPaolo.

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Tra i 9 e i 20 miliardi di euro: sarebbe questo questo il costo che lo Stato italiano dovrebbe accollarsi per salvare le banche venete, in base a quanto emerge da alcuni articoli pubblicati dalla stampa italiana.

Stato, un costo che supera quello sostenuto per Mps

Un conto in ogni caso superiore non solo a quello previsto con la ricapitalizzazione precauzionale, ma anche a quello previsto per Mps. In quest’ultimo caso lo Stato dovrebbe infatti coprire la necessità di capitale, fissata a 8,3 miliardi di euro, con una iniezione di 6,6 miliardi, diventando primo azionista di Siena con una quota attorno al 70%. Mentre nel caso delle banche venete, dovrebbe pagare una somma più alta, per ricevere in cambio gli asset peggiori degli istituti.

In particolare, La Stampa calcola la cifra complessiva del salvataggio in 13 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi a carico dello Stato e 4 miliardi a carico di Intesa SanPaolo. Sempre che la Bce dia il suo beneplacito all’opzione di liquidazione ordinata. Le cose infatti potrebbero andare anche diversamente e l’ipotesi bail-in non è ancora ufficialmente scongiurata. Dovrà arrivare il sì di Francoforte, e poi anche quello del Single Resolution Board, da Bruxelles, perché tutto vada nei piani stabiliti da Intesa SanPaolo e il governo italiano.

L’attesa è per un decreto che faccia chiarezza sul nuovo piano che ha sostituito quello della ricapitalizzazione precauzionale. Quest’ultimo è saltato in quanto non è stato possibile arrivare a una soluzione di sistema, che riuscisse a unire i principali istituti italiani per una “colletta” di 1,2 miliardi di euro. Somma che corrisponde ai capitali privati che l’Ue aveva chiesto come condizione imprescindibile per l’ingresso dello Stato.

Intesa SanPaolo: 4 miliardi per rilevare il meglio delle banche

Tornando ai calcoli de La Stampa, non solo il costo da sostenere, ma anche la natura degli asset che Intesa SanPaolo e lo Stato rileverebbero sarebbe del tutto diversa (come emerso tra l’altro nelle ultime ore).

Con quattro miliardi, la banca gestita da Carlo Messina, si aggiudicherebbe infatti la parte buona di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ovvero la good bank, al prezzo simbolico di 1 euro. Di questi 4 miliardi, farebbero parte 2 miliardi e mezzo per gestire gli esuberi su base volontaria, anche se proprio su tale cifra Intesa è in trattative con il governo. Scrive La Stampa:

“Quattromila sono le uscite già previste per Veneto Banca e Vicenza, anche se la proposta di Intesa è più articolata: prevede un contributo al fondo esuberi del sistema bancario, modulato su uno «scivolo» di sette anni anziché gli attuali cinque, aperto su base volontaria anche ai dipendenti di Intesa”.

 Stato : costo potrebbe essere pari ad aiuti Salva-risparmio

Dal canto suo, lo Stato si accollerebbe gli asset non performanti delle due banche: gli 8-9 miliardi servirebbero proprio per gestire la “bad bank”. Una cifra decisamente minore, tuttavia, rispetto a quella attesa da Il Sole 24 Ore: 20 miliardi. Questo sarebbe il costo della bad bank con “tutti gli asset della Popolare di Vicenza e Veneto Banca che non rileverà Intesa SanPaolo”.

L’ultima parola sulla spartizione degli asset spetterà ai commissari di Bankitalia (la liquidazione coatta è gestita infatti da Palazzo Koch), che  dovranno fare la divisione tra gli asset buoni e quelli cattivi, creando appunto rispettivamente la good bank e la bad bank.

Mentre proseguono le trattative tra Intesa SanPaolo e il Tesoro sulla soluzione della liquidazione ordinata, lo Stato punta ad ampliare il raggio di azione del decreto Salva-risparmio da 20 miliardi di euro approvato a fine 2016.

Risparmiatori: chi perde e chi vince con liquidazione ordinata

Se la Bce e l’Ue daranno l’ok all’operazione, a essere tutelati saranno i correntisti, visto che il procedimento della liquidazione ordinata li mette al riparo, cosa che non avverrebbe nel caso del bail-in per chi detiene in banca più di 100.000 euro. Tutelati anche i detentori di obbligazioni senior, anche se qualche dubbio in tal senso è arrivato sia da JP Morgan che dall’agenzia di rating Fitch.

A perdere la partita sarebbero invece i detentori di bond subordinati che avrebbero comunque la speranza, in caso di misselling, di essere comunque rimborsati.

I risparmiatori sicuramente azzerati sarebbero invece gli azionisti, in primis il Fondo Atlante, gestito da Quaestio sgr, che si è fatto carico della loro ricapitalizzazione. Scrive Il Corriere:

“Le perdite dell’azionista saranno ingenti, potenzialmente pari all’intero capitale versato. Gli azionisti privati, per contro, hanno già pagato il loro conto al dissesto delle Venete visto che il prezzo delle azioni, prima dell’intervento del Fondo Atlante, era crollato da 62,5 euro (Popolare di Vicenza) e 40,75 (Veneto Banca) a poche decine di centesimi”.