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Banche super in Borsa: strizzano l’occhio al Milleproroghe. Per i gestori meglio prudenza

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Banche ancora grandi protagoniste a Piazza Affari in una seduta in crescendo. A dare impulso al flusso di acquisti sui finanziari sono i conti 2010 firmati da Societè Generale, che ha annunciato un utile netto di 3,9 miliardi contro i 678 milioni dell’anno scorso. Numeri che hanno rassicurato  il mercato sull’andamento delle banche europee dopo quelli diffusi ieri dall’inglese Barclays con profitti oltre i 6 miliardi di sterline (+32%). E poi c’è il decreto Milleproroghe, in cui è stata inserita una norma che permetterà agli istituti di credito di trasformare le imposte anticipate in crediti di imposta, permettendogli di affrontare meglio i vincoli imposti da Basilea 3. Il via libera di Palazzo Madama è arrivato in giornata: con 158 voti favorevoli, 136 voti contrari e 4 astenuti il Senato ha approvato il provvedimento, che passa ora alla Camera per la seconda lettura martedì 22 febbraio. Le banche potranno utilizzare in compensazione il credito d’imposta, insieme alle attività immateriali e valori d’avviamento. In questo modo potranno meglio rispondere ai nuovi parametri fissati da Basilea 3, che entreranno in vigore nel 2013. Ce n’è abbastanza per crederci, almeno oggi. 


Anche per le banche popolari è stato previsto di prorogare al 2014 il termine entro il quale le fondazioni bancarie dovranno scendere sotto il tetto dello 0,5% nelle banche popolari. La norma riguarda solo gli istituti che detenevano partecipazioni al 2009 per effetto di fusioni. La norma inserita nel milleproproghe, che prevede della agevolazioni per le banche, in vista dei nuovi paramentri di Basilea 3 “è fondamentale”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi. “Oggi il sistema bancario italiano ha i mezzi per competere sul mercato internazionale perché hanno il modo per patrimonializzarsi, quindi per dare credito alle imprese”. Senza quella norma “il sistema italiano avrebbe avuto delle difficoltà”, ha spiegato il ministro. L’introduzione della norma è quindi “fondamentale perché la guerra del paese è anche economica, avere sistema economico solido è fondamentale”.

Inizierà domani in Commissione Bilancio della Camera l’esame del decreto legge milleproroghe approvato dal Senato. I tempi per la conversione in legge del provvedimento sono strettissimi, entro il 27 febbraio, e l’iter per mantenere il Dl blindato non è agevole per maggioranza e Governo. In commissione Bilancio, infatti, i gruppi di maggioranza sono in minoranza (24 a 25) perché il numero dei componenti, fissato in relazione alla consistenza ma anche al numero dei gruppi parlamentari, favoriscè l’opposizione. È possibile quindi che il testo esca modificato. Ma modifiche o no, la Borsa dà già il suo beneplacito alla manovra. Ecco così che a Piazza Affari a tirare la volata del settore è il Banco Popolare (+4,53% a 2,71 euro), marcato stretta dalla Popolare di Milano (+4,23% a 3,14 euro), da Ubi (+4% a 7,81 euro) e da Mps (+3,47% a 1,014 euro). Non è un caso, spiegano in Borsa, che gli istituti più brillanti sul listino (è il caso del Monte dei Paschi) siano quelli più frequentemente accostati alle ipotesi di una ricapitalizzazione.


Come osservano  gli analisti di Equita “nel decreto mille-proroghe è stato previsto che gli asset fiscali inclusi quelli derivanti dall’avviamento possano diventare crediti verso lo Stato in caso di bilancio in perdita. In questo modo non saranno più dedotti dal core tier1. Le banche nelle proprie simulazioni già tenevano conto dell’ammortamento dell’avviamento. Il beneficio addizionale in media potrebbe essere di 40-50 punti base”. “Il fenomeno dell’accumulo di rilevanti imposte differite attive è un’anomalia del settore bancario italiano, che crea distorsioni nel confronto internazionale dei capital ratios prospettici”, osservano a Centrosim, ricordando che le ultime stime disponibili si aggirano intorno ai 15 miliardi di DTA. “Il Governo ha inserito nel decreto Milleproroghe da convertire in legge nelle prossime settimane una norma che permette alle banche la computabilità a patrimonio dei crediti fiscali. Questa rappresenta comunque una buona notizia per il settore bancario in quanto allevia l’impatto negativo sul Core Tier1 riveniente da Basilea III”, segnalano infine a Intermonte, secondo cui i maggiori beneficiari sono il Banco Popolare, Unicredit, ed in maniera decrescente misura minore tutte le altre.


Eppure sono diversi i gestori che predicano prudenza. “Era nell’ordine delle cose un ribilanciamento dei prezzi e adesso ci dovremmo anche essere, per questo è meglio non essere troppo ottimisti”, segnala Davide Pasquali di Pharus. “Non mi aspetto che le banche facciano ancora chissà cosa, soprattutto a questi ritmi. A inizio anno si era troppo scarichi e quindi c’è stato un naturale ribilanciamento che ha visto spostamenti dagli emergenti ad altri temi soprattutto in Europa. In Italia la rotazione ha riguardato il settore delle banche”, argomenta l’esperto. E adesso? “Le banche hanno scontato adesso un bel rally e per salire ulteriormente sarà necessario vedere bilanci con buoni numeri – risponde – . Pertanto non mi meraviglierei se al primo storno di Borsa i titoli degli istituti di credito saranno in prima linea. I problemi della crisi del debito sovrano ci sono, non bisogna cantare vittoria”. Che la crisi del debito in Europa non sia evaporata via nell’aria come il profumo di vaniglia è evidente. Basta dare un’occhiata all’allargamento degli spread della Periferia in atto da qualche giorno per capire come tira il vento. 


Non è un caso se il Portogallo ha collocato questa mattina titoli di Stato a un anno per l’intero ammontare previsto di un miliardo di euro, ma ha dovuto pagare rendimenti più alti. Il tasso medio è salito al 3,987% dal 3,71% dell’asta dello scorso 2 febbraio. In rallentamento anche la domanda che ha superato di 1,9 volte l’offerta contro le 2,6 volte della precedente asta. A Lisbona non si fanno illusioni: la disoccupazione ha superato la soglia dell’11%, toccando i massimi dal 1998. Nel quarto trimestre 2010, il tasso di disoccupazione è infatti salito all’11,1% dal 10,9% del terzo trimestre e dal 10,1% dell’ultimo trimestre del 2009.Il governatore della Banca centrale portoghese, Carlo Costa, ha ammesso che il Paese è scivolato in recessione. Per evitare il peggio è intervenuta la Bce: potrebbe aver comprato 18 miliardi di euro di titoli di Stato del Portogallo da maggio scorso. È quanto calcola Societe Generale che fa parte dei 18 primary dealer del Portogallo, secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg. La banca francese ha anche stimato che la quota delle obbligazioni portoghesi in mano alla Bce ammonta al 15% del totale del debito di Lisbona sul mercato. In Borsa il tutto viene snobbato. Oggi prevale la voglia di trovare pretesti, per regalarsi ancora un’illusione.