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Banche: per Mps rimane solo Ubi dopo il no di Poste, Bpm e Banco sempre più vicine

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Risiko bancario sempre in primo piano. La prima mossa dovrebbe arrivare sul fronte Bpm con il Banco Popolare sempre più in pole position per un accordo di aggregazione. Già nei prossimi giorni potrebbe essere posta la firma di una prima lettera d’intenti sull’asse Milano-Verona. Nel weekend l‘a.d. del Banco Popolare, Pierfrancesco Saviotti, che a margine del AssiomForex ha confermato che sono in corso contatti per una fusione con Bpm escludendo inoltre la necessità di un aumento di capitale. 

Banco Popolare tira la volata al rally delle banche a Piazza Affari 
I due titoli sono in forte rialzo anche oggi (+6,7% Banco Popolare e +3,7% Bpm) con Equita Sim che vede un’integrazione tra pari con possibile annuncio entro fine febbraio. Si muove bene in generale tutto il comparto bancario con +4% per Mps e quasi +3% per Ubi Banca e Unicredit. 

Poste dice no a Mps, Ubi rimane unica potenziale pretendente 
L’accelerazione sul fronte Bpm-Banco ha fatto tramontare la già difficile ipotesi di un matrimonio a tre Bpm-Mps-Ubi. Ed è tramontata anche la pista che portava a Poste Italiane attraverso Banco Posta sotto la spinta del governo. Ipotesi smentita prontamente da Poste: “Con riferimento ad articoli e indiscrezioni di stampa, Poste Italiane informa che nessuna delle  operazioni di fusione o acquisizione ipotizzate nel contesto del riassetto del sistema bancario rientra nei suoi piani”. 

Considerando che anche le due big bancarie Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno più volte riferito di non essere interessati a Mps, potenzialmente in corsa per l’istituto senese sembra restare la sola Ubi Banca. In passato il numero uno del gruppo bresciano, Victor Massiah, aveva sondato il terreno con gli advisor di Mps (Ubs e Citigroup) anche se l’eventualità di un’acquisizione appare non gradita al consiglio di amministrazione. Massiah che la scorsa settimana è stato ricevuto dal ministro Padoan con l’opzione Siena probabilmente al centro della discussione. Ubi appare al momento l’unica banca italiana disponibile a lavorare sull’opzione di una aggregazione a due con Mps e l’accordo con Bruxelles sulla bad bank potrebbe offrire una sponda per attenuare i rischi dell’operazione.