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Banche, MiFID II in arrivo. Nuove norme rischiano di bruciare 15% fatturato trading azionario in Europa

La direttiva MIFID II (Market in Financial Instruments directive) è entrata in vigore in Italia attraverso il decreto dello scorso 3 agosto, insieme al regolamento MIFIR . Il suo obiettivo …

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Le principali banche del mondo potrebbero perdere fino al 15% del fatturato che ricavano con le loro divisioni di trading azionario, in Europa, a causa dell’arrivo dell’arrivo della direttiva MiFID II. E’ quanto risulta da un’analisi della società di ricerca Coalition Development, che sottolinea come più di un quinto dell’attività di investment banking in Europa potrebbe subire un danno significativo.

Il direttore della società Eric Li afferma di credere che, con l’entrata in vigore delle norme, il fatturato legato alle operazioni sull’azionario “scenderà ovunque”, a fronte dell’aumento dei costi delle banche, che “cercheranno di recuperare parte di queste spese, aumentando le commissioni ai loro clienti“.

La direttiva MIFID II (Market in Financial Instruments directive) è entrata in vigore in Italia attraverso il decreto dello scorso 3 agosto, insieme al regolamento MIFIR (Markets in financial instruments regulation) e contiene i nuovi parametri a cui le imprese di investimento si dovranno conformare, a partire dall’anno prossimo.

L’obiettivo è quello di garantire una maggiore trasparenza delle negoziazioni e dunque una altrettanta maggiore tutela degli investitori.

In sostanza, come spiega l’infografica del Financial Times, lo scopo è quello di ripristinare la fiducia degli investitori a seguito della crisi finanziaria: a tal fine, rientra anche l’intenzione di spostare una fetta significativa del trading over-the-counter nei mercati regolamentati.

MIFID

La norme interesseranno tutti: banche, gestori di bond, mercati vari e piattaforme di trading, trader arrivi nell’high-frequency trading, broker, fondi pensione e investitori retail.

I prodotti finanziari coinvolti nella nuova regolamentazione saranno i mercati azionari, reddito fisso, commodities, valute, futures, ETP e alcuni derivati retail.

La prima versione del MiFID venne creata sulla scia degli sforzi dell’Unione europea volti a dar vita, in Europa, a un mercato finanziario unico per il blocco, che fosse capace di competere con i mercati dei capitali degli Stati Uniti.

Inizialmente, il MiFID I puntava a porre fine al monopolio dei mercati azionari e a far scendere i costi di trading complessivi sostenuti dagli investitori. Il suo arrivo nel novembre del 2007 coincise però con l’esplosione della crisi finanziaria.

Il MiFID II è una revisione della prima normativa che è stata ulteriormente approfondita: il suo intento non è solo quello di aggiornare le regole esistenti affinché si conformino agli sviluppi tecnologici, ma anche quello di affrontare direttamente , come ha spiegato il Financial Times, gli “aspetti opachi e poco regolamentati del sistema finanziario“, disciplinando inoltre transazioni che abbiano per oggetto strumenti finanziari complessi, come i derivati, e che vengano effettuate anche da operatori come gli hedge fund.

Se il gestore di un fondo desidera acquistare qualsiasi cosa che sia collegata a un prodotto finanziario quotato in uno dei listini dell’Unione europea – come per esempio un contratto di opzione su HSBC, a Hong Kong – comunque dovrà adeguarsi alla direttiva MiFID, a prescindere da dove la società di gestione abbia la propria sede.

Tra gli aspetti più di rilievo del MiFID II c’è quello che attiene al modo in cui i gestori di fondi pagheranno le ricerche che utilizzano per prendere le loro decisioni di investimento.

Finora i gestori hanno ottenuto gratis input importanti dagli analisti attraverso analisi, report, conversazioni telefoniche, anche se il costo del servizio è stato imputato alle commissioni di trading, che di norma sono pagate dai clienti degli stessi gestori.

Con l’introduzione della norma, i gestori dovranno contabilizzare in via separata i costi dei trading e i pagamenti per le ricerche.

Un’altra conseguenza della direttiva sarà quella di fare in modo che le operazioni di trading vengano effettuate ricorrendo sempre meno alle conversazioni telefoniche, e sempre più nelle piattaforme elettroniche, dove è possibile esercitare maggiori controlli.