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Banche italiane, per Ubs si stanno muovendo in una fitta nebbia

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Per dieci anni le banche italiane sono state relegate in un autunno forzato. La primavera potrebbe essere finalmente alle porte. Tanto che gli istituti lillipuziani potrebbero riprendersi il tempo perduto. Il capitolo M&A, ossia quello delle famose fusioni e aggregazioni, sarà il prossimo driver delle banche italiane? si domandano oggi gli analisti di Ubs in una nota raccolta da Finanza.com. Dall’altra parte il broker non ha potuto che osservare l’impennata delle quotazioni degli istituti finanziari tricolore. “Le banche italiane hanno sovraperformato le banche europee del 9% e il mercato italiano del 6% nel corso dell’ultimo anno. Adesso trattano a premio del 9% sugli utili 2005 e in linea agli utili 2006”, esordiscono gli analisti. C’è quindi ancora spazio di crescita? “Guardando i fondamentali pensiamo che potrebbero esserci sorprese per gli utili, ma il quadro macro è in movimento. L’M&A potrebbe quindi a buon diritto diventare il prossimo driver, anche se dire quando appare difficile”, rispondono nella nota. “La disputa attuale per Bnl e Antonveneta ha portato il comparto italiano sotto i riflettori: pensiamo che la banche italiane siano vulnerabili sotto il profilo delle fusioni e di acquisizioni a causa della loro piccola “taglia”, della numerosa presenza di azionisti e della più bassa penetrazione. Ridurre la vulnerabilità del sistema potrebbe diventare una priorità a nostro avviso. Dunque il consolidamento domestico potrebbe essere la soluzione”, aggiungono. “Pensiamo inoltre che ci sia meno spazio per un taglio dei costi di quanto decantato: il divario che esiste tra gli istituti italiani e i concorrenti europei è dovuto a ragioni strutturali, in particolare all’alto costo del lavoro e alla più bassa flessibilità del management. In altre parole l’Italia potrebbe diventare una storia di crescita: incrementare la penetrazione retail potrebbe probabilmente garantire un reale rialzo”, spiegano ancora gli esperti della casa d’affari svizzera. Nella top ten di Ubs svettano Unicredit (buy con tp a 5,2 euro), Mediobanca(buy con tp a 14,8 euro), Intesa (buy con tp a 4,4 euro) e BPVN (buy con tp a 17 euro). “Riteniamo che offrano una maggior visibilità sugli utili, potenziale espansione sui multipli, flessibilità nel capitale e interessanti valutazioni”, concludono.