Banche italiane: tracollo del 77% in Borsa in 10 anni. Dopo successo UniCredit, si attende la nuova Mps

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Fari puntati sulle banche italiane, in particolare su UniCredit per l’intervista rilasciata al Sole 24 Ore dal presidente della banca Giuseppe Vita, e su quella che potrebbe essere la nuova Mps, una volta imboccata la strada della ricapitalizzazione precauzionale. 

Sullo sfondo, un articolo de Il Sole 24 Ore riporta numeri agghiaccianti della crisi bancaria italiana, sulla base dei dati di R&S: dati che mostrano come, a dieci anni di distanza  dal collasso finanziario (e poi economico) – provocato dalla Grande Crisi esplosa nel 2007 con la tristemente nota crisi subprime), a pagare i conti siano stati soprattutto i piccoli e grandi azionisti delle banche, che “si sono visti sgonfiare sotto gli occhi i loro investimenti”. E ciò è avvenuto soprattutto nel caso dell’Italia, dove i titoli bancari hanno subito un forte deprezzamento in Borsa.

“Per capire – scrive Il Sole 24 Ore – chi avesse investito 100 euro a inizio 2007 nel settore bancario italiano, oggi si ritroverebbe in mano solo 23,3 euro, meno di un quarto del valore iniziale”.

In poche parole, il verdetto è di quelli più pesanti: l’indice bancario in termini di ritorno reale (comprensivo dei dividendi e degli aumenti di capitale) è sceso del 76,7%, a fronte del valore dimezzato dell’indice Ftse Mib (-52%).

I dati sono terribili soprattutto per Mps (-99,8%) e Carige (-99,2%). Hanno retto meglio alla crisi Credem (-32%), Intesa SanPaolo (-32,6%) e Mediobanca (-38%), “unica tra le grandi ad aver superato la crisi senza chiedere capitali agli azionisti”. Mentre nello stesso arco temporale, i guadagni sono stati a dir poco cospicui per Banca Generali (+255%) e Ifis (+383%), “la prima focalizzata sul risparmio gestito, la seconda nel recupero crediti”.  Presi in esame i primi 15 istituti quotrati in Borsa. Si segnalano anche i tonfi di Credito Valtellinese -92,9%; Ubi Banca -82,4%, Banca Popolare di Sondrio -58,8%, UniCredit -89,1%. 

In totale, gli aumenti di capitale in questi ultimi 10 anni sono stati pari a 67 miliardi di euro, compensati in parte da 37 miliardi di dividendi. Così ha commentato al quotidiano finanziario Giovanni Razzoli, analista bancario di Equita Sim:

“Il punto di minimo probabilmente lo abbiamo toccato e gran parte di ripresa dei corsi azionari delle banche dipenderà dall’andamento dei tassi. E Giuseppe Lusignani, vicepresidente di Prometeia e docente di Economia all’Università di Bologna, afferma che i segnali “sono per una ripresa dei tassi nella seconda parte del 2018 e questo aiuterà a migliorare una redditività che, tuttavia, difficilmente potrà tornare ai livelli pre-crisi”.

Tra l’altro, rimane l’annoso problema dei crediti deteriorati: Lusignani a tal proposito avverte che “lo stock residuo va smaltito, e questo comporterà forse nuovi extra accantonamenti”.

Intanto, fanno sperare bene le dichiarazioni che il presidente di UniCredit, Giuseppe Vita, rilascia con un’intervista a Il Sole 24 Ore. Alla domanda su cosa piace, della banca italiana, agli investitori, Vita ha risposto: “il progetto di una grande banca commerciale europea”.

Parlando del futuro, e della nuova fase che si apre da qui, ovvero dal successo dell’aumento di capitale al 2019, il dirigente afferma:

“Vedo un grande entusiasmo, che dovrà essere indirizzato a raggiungere e possibilmente superare i risultati previsti dal piano. Se l’economia si riprende come è lecito sperare, arriveranno grandi soddisfazioni (..) Personalmente, sono tuttora molto contento di aver investito in UniCredit”.

Proprio a proposito dell’operazione di aumento di capitale da 13 miliardi, Vita fa notare che “investire 13 miliardi in Italia è stato un grande atto di fiducia nel management, in UniCredit, ma anche nel sistema bancario italiano. E non è un fatto scontato, se pensiamo alla percezione generale. Che però è sbagliata: l’Italia ha avuto alcune banche mal gestite che hanno prodotto grandi danni e gravemente rovinato la reputazione del settore, ma la maggior parte è ancora sana e solida”. 

E Mps? Qui, come scrive Plus, l’inserto settimanale del Sole 24 Ore, la situazione è congelata.  Il settimanale prova in ogni caso a fare ipotesi sulla nuova Mps, affronta il tema dell’aumento di capitale, che dovrebbe essere pari a 8,8 miliardi di euro: di questi, 6,6 miliardi saranno iniettati dal Tesoro (una quota del 70% circa rispetto al totale), mentre il resto dei finanziamenti avverrà attraverso la conversione dei bond subordinati in azioni. Oltre che a risolvere il problema delle sofferenze, secondo Plus il nuovo capitale “servirà a assorbire nuove perdite per una quota compresa tra i 4 e i 5 miliardi”.