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Banche italiane, S&P: prognosi non del tutto chiara. Equita dopo Eba: calo NPL concentrato su singoli nomi

“I risultati….suggeriscono che permangono gravi impedimenti alla riduzione degli NPL, come processi giudiziari lunghi e costosi e mancanza di liquidità sui mercati secondari”.

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Crediti deteriorati, NPL, crediti inesigibili: comunque li si voglia chiamare, per le banche italiane, la spina nel fianco è sempre quella. A ricordarlo è S&P che, nel suo report  “Italian banks will continue to heal in 2018” riconosce i miglioramenti che sono stati compiuti dal settore, tanto da prevederne altri anche nell’anno in corso. Ma “la prognosi non è del tutto chiara” e rischi al ribasso sul settore potrebbero presentarsi nel caso in cui il nuovo governo italiano post elezioni politiche allentasse la presa sulle riforme per il risanamento dei conti pubblici e la crescita economica.

Per non parlare dell’esposizione agli NPL e e della debolezza strutturale, che impediranno alle banche di garantire ritorni soddisfacenti.

NPL e rischio politico: un binomio di minacce che continua a pendere sulla testa del sistema bancario italiano.

E, se non è ancora dato sapere quello che sarà il nuovo volto dell’Italia dopo le elezioni politiche del prossimo 4 marzo, nuovi dati sugli NPL arrivano in queste ore direttamente dall’EBA, ovvero dall’Autorità bancaria europea:

Sulla base di questi numeri, Equita mette in evidenza che i progressi in Italia sono confermati -l’EBA ha pubblicato la mappatura dei rischi aggiornata al terzo trimestre del 2017 -, ma anche che tali progressi si concentrano su alcuni nomi, praticamente su casi singoli. Così Giovanni Razzoli, di Equita:

“L’autorità sottolinea che la riduzione del rapporto NPL (-30 punti base su base trimestrale al 4,2%) indica che ‘sebbene lentamente, gli sforzi di supervisione stanno dando i loro frutti. Tuttavia, i risultati….suggeriscono che permangono gravi impedimenti alla riduzione degli NPL, come processi giudiziari lunghi e costosi e mancanza di liquidità sui mercati secondari”.

E’ vero che “dal 2016, l’talia è uno dei paesi che ha registrato il calo più significativo del rapporto NPL (-3,5pp all’ 11,8%, -58 miliardi), ma la nostra impressione è che tale contrazione sia concentrata sui singoli nomi (UCG ovvero UniCredit -18 miliardi e BMPS Monte dei Paschi di Siena -27 miliardi).

Scrive ancora Equita:

“Anche il gap rispetto alla media UE è diminuito in modo significativo (7,6 pp, ie 11.8% verso la media EU 4.2% rispetto a 9.9 pp ie 15.3% vs 5.4% del 4Q16), ma la polarizzazione resta significativa perché solo UCG , ISP (Intesa SanPaolo) e CE sono vicini o inferiori al 10%, mentre tutti gli altri nomi significativamente sopra”.

Di conseguenza:

“Rimaniamo convinti che il regolatore chiederà alle banche di convergere verso un obiettivo di NPL ratio di c5% entro il 2022-23. Tale piano può essere attuato in due fasi, con un primo step target di c10% nel 2019, in modo da avvicinarsi a un livello mid-single digit (c5%) entro il 2022-2023″.

Per concludere:

“Tale schema non introdurrebbe rischi “sistemici” per le banche italiane ma in attesa di mancanza di chiarezza sulle nuove iniziative sullo stock di NPL (attesi per il 1Q18) gli investitori manterranno un approccio prudente sull’industria”.