Banche italiane meno esposte alla crisi dei subprime, ma ci sono altre criticità

Inviato da Alessandro Piu il Ven, 24/08/2007 - 09:34

La crisi innescata dalle difficoltà del settore dei mutui subprime statunitensi ha colpito duramente i mercati finanziari nel corso del mese di agosto con un incremento sostanziale dell'avversione al rischio e della volatilità, quest'ultima favorita dagli scarsi volumi tipici del periodo estivo. Il timore di una diffusione della crisi ad altri settore del credito hanno invaso le sale contrattazioni delle Borse mondiali scaricandosi in primo luogo sul comparto bancario che anche in Italia ha sofferto fortemente. Eppure, secondo un report rilasciato dal team di analisi di Jc & Associati le banche italiane "potrebbero uscire meglio dalla crisi" rispetto alle pari grado europee e, soprattutto statunitensi.

Secondo quanto riportato dalla nota infatti, i prodotti di ingegneria finanziaria che hanno creato i maggiori problemi, come le Cdo (Collateralized debt obligation) i cosiddetti salsicciotti all'interno dei quali entrano diverse tipologie di titoli che ne rendono poi impossibile una crretta valutazione, "sono relativamente nuovi e innovativi per il Belpaese". Tali prodotti vengono infatti sviluppati principalmente tra Londra e New York e "non a caso le banche maggiormente coinvolte sono le grandi banche di investimento straniere, come Goldman Sachs, Bear Stearns, Lehman Brothers e non le banche commerciali di qui è ricca la Penisola". Inoltre, prosegue il report, "l'attuale contesto legislativo non favorisce gli hedge fund che, ricercando rendimenti elevati, sono tra i primi sottoscrittori di queste tipologie di prodotti".

Se il comparto bancario italiano sembra poter evitare gli effetti più deteriori della crisi dei mutui subprime, l'ottimismo degli analisti di Jc & Associati si raffredda quando vengono presi in considerazione altri fattori di criticità. L'aumento della concorrenza portata dall'ingresso delle banche estere,  il contesto legislativo e antitrust sempre più attento alle esigenze della concorrenza e della clientela, la diffusione dell'online banking e la costruzione di un'immagine che appare sempre piuttosto opaca, con un prezzo dei servizi "sproporzionato rispetto alla media europea".

"Nel giro di alcuni trimestri - conclude la nota di Jc & Associati - è possibile che le criticità considerate possano farsi sentire, il che si rifletterà sulla marginalità delle banche". L'impatto sul settore potrà quindi essere negativo e non ci sarà neanche più il sostegno del processo di consolidamento settoriale, ormai terminato. Nel lungo termine il settore sarebbe quindi da trattare "con prudenza" mentre "nel breve termine potrebbe essere possibile un rimbalzo dai minimi raggiunti di recente".


 

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