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Banche italiane: crediti deteriorati a livelli pre-crisi. Ma c’è bomba da 117 miliardi

Indicazioni rassicuranti dal rapporto Abi-Cerved. Ma il problema ora, più che sofferenze, potrebbe chiamarsi “incagli”. Soprattutto in vista dell’imminente entrata in vigore di nuove regole contabili. Sulle venete, intanto, il …

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Dossier banche venete: oggi è un altro giorno cruciale, con i cda straordinari di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, all’indomani della riunone dei vertici con il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

Padoan afferma che il bail-in dei due istituti “è una ipotesi esclusa”, ma rimane alta  la trepidazione dei correntisti e investitori interessati.

Se scattasse il bail-in, ipotesi diventata molto più concreta dopo i nuovi diktat dell’Ue, a perdere sarebbero azionisti (in questo caso già noti come “azzerati”, per le ingenti perdite subite con il crollo dei titoli a dispetto dei recenti rimborsi arrivati dalle banche); i detentori di obbligazioni e i correntisti con depositi per un valore superiore a 100.000 euro.

Arriva intanto una notizia positiva per il settore bancario italiano: i crediti deteriorati, noti anche come NPL (non-performing loans) sono tornati ai livelli precedenti la crisi, e si prevede per il periodo 2017-2018 una ulteriore accelerazione della loro flessione. E’ quanto certificano Abi e Cerved nel rapporto sull’outlook delle sofferenze, in cui si legge che c’è “un ritorno ai livelli pre-crisi del flusso di crediti deteriorati e un calo dell’incidenza delle nuove sofferenze per le società con più di 10 addetti, per le imprese industriali e per quelle che operano nel Nord”.

In particolare: “nel biennio 2017-18 il rischio delle imprese è atteso in calo in tutta l’economia, con un restringimento dei divari attuali tra dimensioni, settori e aree geografiche”.

Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, afferma che “le evidenze confermano che il tema dei crediti deteriorati è gestibile e che le banche italiane lo stanno efficacemente affrontando. I miglioramenti già conseguiti nella dinamica dei flussi dei nuovi crediti deteriorati e le previsioni per un calo del flusso di sofferenze nel prossimo biennio descrivono uno scenario di generalizzata riduzione della rischiosità del credito, confermato anche dalla forte contrazione in corso dello stock dei crediti deteriorati”.

Ciò significa che “si stanno dunque creando le condizioni per un veloce rientro dell’Npl ratio sui valori pre-crisi, e ciò anche a prescindere da interventi straordinari di dismissione dei crediti deteriorati, che potranno comunque contribuire ad accelerare la velocità di questo processo”.

Il rapporto che fa tremare ancora l’Italia

Non c’è tuttavia molto da esultare, se si considera un altro rapporto, reso noto tre giorni fa, firmato da Pwc: dall’analisi, emerge che il vero problema per gli istituti di credito italiano non sono più le sofferenze, quanto quelli che venivano chiamati “incagli”.

Si tratta delle inadempienze probabili, crediti per cui, secondo le banche, è improbabile una restituzione integrale.

Il loro valore, scrive Pwc, è inferiore rispetto a quello delle sofferenze (crediti la cui riscossione non è certa, in quanto sono stati erogati a soggetti che versano in uno stato di insolvenza), per un valore (in termini di Gross Book Value) di 117 miliardi rispetto ai 200 miliardi. Ma in termini di Net Book Value è superiore, per 86 miliardi contro 85 miliardi).

A tal proposito da segnalare che sofferenze e incagli rientrano entrambi nella definizione di NPL.

Gli istituti italiani dovranno dunque elaborare nuove strategie per affrontare il problema, anche in vista del 2018, quando entreranno in vigore le nuove regole contabili internazionali.

Le norme avranno l’effetto di dirottare una quota superiore di crediti performanti nella categoria di Non Performing Exposure (NPE) o inadempienze probabili e richiederanno di conseguenza un maggiore tasso di copertura.