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Banche italiane ancora sotto stress in Borsa, per Citi in un anno sono passate da oro a criptonite

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Nuova giornata di passione per le banche italiane, ancora protagoniste di forti ribassi. Continua a pesare l’incertezza sulle prospettive future con l’accordo sulla bad bank che non sembra più rappresentare una valida soluzione della crisi. In tal senso l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha sottolineato che l’intesa stretta tra Italia ed Unione Europea per risanare le sofferenze delle bad bank è positiva “ma insufficiente a innescare da sola un significativo risanamento dei crediti in sofferenza“. S&P non vede quindi impatti rilevanti nel breve periodo. 
A guidare i ribassi quest’oggi è Banco Popolare (-8,7% a 8,105 euro) arrivato a cedere l’11% circa sotto quota 8 euro. Forti ribassi anche per Bpm (-5,84%), Mps (-5,04%), Ubi Banca (-5,94%), e Bper (-4,4%). 
Pesa anche il rischio stasi su M&A 
Sul mercato si guarda anche al fronte M&A con con indicazioni contrapposte sulle possibili nozze tra Bpm e Banco Popolare. Da un lato Il Messaggero parla di passi avanti in vista del vertice di domani tra Pierfrancesco Saviotti e Giuseppe Castagna che potrebbe essere seguito da una formalizzazione del negoziato il 14 febbraio o più probabilmente il 21 febbraio. Di contro La Stampa parla di una frenata nelle trattative con degli scogli sul fronte governance, con quindi ancora spiragli aperti per Ubi Banca. Sempre il quotidiano torinese avanza l’ipotesi di uno spezzatino per Banca Mps con Ubi interessata agli sportelli dell’ex Antonveneta e a quelli della ex Banca Agricola Mantovana.  

Da oro a criptonite, in un anno  cambiato tutto
Oggi sulle banche italiane si sono espressi gli esperti di Citigroup che hanno rivisto al ribasso stime e prezzi obiettivo su quasi tutti gli istituti italiani. “Dall’oro alla criptonite”, si intitola il report degli analisti della banca d’affari statunitense che sottolinea come le banche italiane hanno sovraperformato significativamente a gennaio 2015 (+10% circa), mentre nel primo mese del 2016 la performance è stata identica ma di segno opposto, risultando le peggiori in Europa. “Ripresa economica, il miglioramento dei non performing loan, una migliore crescita dei prestiti, le possibili operazioni di M&A e la bassa esposizione degli investitori all’Italia avevano guidato la sovraperformance lo scorso anno – sottolinea Citigroup , mentre quest’anno i timori circa la qualità del credito e del funding, oltre alla mancanza di progressi sul fronte M&A, hanno determinato la sottoperformance”.
Per Citi Unicredit e Banco le più vulnerabili
A detta di Citi potrebbe essere non troppo tardi per cedere i titoli delle banche italiane anche se conti migliori delle attese potrebbero rincuorare il mercato e portare a un re-rating. L’M&A sarà determinante per le popolari. Guardando alle singole realtà, Unicredit e Banco Popolare sono considerate le più vulnerabili per quanto riguarda capitale e qualità dell’attivo. Tra le due big Citi indica il CET1 come elemento chiave per Unicredit e il dividendo invece per Intesa Sanpaolo.