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Banche Italia: S&P’s taglia giudizio su Unicredit, Intesa e Mediobanca. 23 istituti in creditwatch negativo

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La scure di Standard & Poor’s si abbatte sul comparto bancario del Bel Paese. Dopo il merito di credito sovrano (Italia: S&P’s taglia il giudizio a BBB. Nel 2013-14 potrebbe arrivare un nuovo declassamento), oggi l’agenzia di rating ha annunciato di aver ridotto il giudizio anche sulle maggiori banche del Paese visto che le motivazioni che hanno portato al downgrade del rating tricolore “interessano anche il sistema bancario”. In linea con il giudizio sovrano, l’agenzia ha ridotto il merito di credito da “BBB+” a “BBB” su nove banche: Unicredit, UniCredit Leasing, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Banca Fideuram, Mediobanca, Cariparma, Banca Nazionale del Lavoro e Istituto del Credito Sportivo.

“Abbiamo inoltre deciso di mettere in creditwatch con implicazioni negative il rating di lungo termine di 23 banche, incluse, tra le altre, Mediobanca, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Veneto Banca, Unione di Banche Italiane, Popolare dell’Alto Adige, MedioCredito Centrale, Iccrea Holding e Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane”. L’agenzia ha fatto sapere che il creditwatch sarà risolto nelle prossime settimane “alla luce dell’impatto del downgrade sovrano”.

Per quanto riguarda Piazza Cordusio, “nonostante la diversificazione fuori dal territorio italiano, difficilmente valutiamo le società del comparto finanziario con un rating superiore a quello sovrano […] alla luce della reciproca interconnessione”. Intesa invece “è altamente esposta all’andamento del Paese in ragione del fatto che più dell’80% degli asset sono localizzati in Italia”. I due outlook sono confermati “negativi”.

Assicurazioni: il rating di Generali scende ad “A-“
Nel comparto assicurativo S&P’s ha declassato Generali, il cui giudizio passa da “A” ad “A-“, confermando il rating “BBB” sul Gruppo Unipol e su Cattolica Assicurazioni. Gli outlook sono negativi. Nel caso del Leone di Trieste, la cui valutazione è di due gradini superiore al giudizio sovrano, “nonostante un solido profilo di rischio grazie all’ampia diversificazione internazionale, riteniamo che la capitalizzazione della società sia relativamente debole”.