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Banche di nuovo sotto pressione in Borsa. La sindrome aumenti di capitale colpisce ancora

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Banche ancora nella bufera a Piazza Affari. E’ durato solo un battito d’ali il rimbalzo. Il mercato è tornato a ragionare sull’eventualità che gli istituti italiani abbiano bisogno di ricapitalizzazioni, dopo che Ubi banca a sorpresa ha annunciato un aumento di capitale fino a un miliardo. E così ecco che il copione si ripete. In un un mercato che viaggia a ritmo debole (Ftse Mib -0,49% a 21.890 punti, Ftse All Share -0,36% a 22.609 punti) la maglia nera se l’aggiudica Intesa SanPaolo (-4,48% a 2,088 euro), seguita da Unicredit (-3,53% a 1,747 euro), Bpm (-3,21% a 2,656 euro), Mps (-2,88% a 0,878 euro). Più contenuta la flessione di Ubi (-1,06% a 6,06 euro) e Mediobanca (-1,31% a 7,16 euro). Dopo una mattina in controtendeza torna ai nastri di partenza il Banco Popolare (invariata a 2,102 euro).


A tenere alta la soglia di attenzione sugli istituti tricolori è l’attesa degli stress test delle banche irlandesi. In base alle stime degli analisti, le banche della vecchia Tigre Celtica potrebbero aver bisogno di un’ulteriore iniezione di liquidità di 30 miliardi di euro, facendo così schizzare a più di 75 miliardi la somma pompata dal governo nel sistema finanziario nazionale dall’inizio della crisi. E, secondo indiscrezioni di stampa, la Banca Centrale europea potrebbe concedere alle banche irlandesi una linea di credito per i prossimi sette anni per aiutarle nella ristrutturazione. Quanto basta per far riflettere. Secondo il tam tam di mercato le prime indicazioni sui risultati degli stress test delle banche italiane sono in arrivo in via Nazionale.

Per martedì 6, scrive il Messaggio, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi dovrebbero trasmettere alla Banca d’Italia le prime simulazioni compiute sulla base degli indicatori e degli scenari forniti nelle scorse settimane. La data – aggiunge il quotidiano della Capitale – è però puramente indicativa e non un termine tassativo di un percorso gestito a livello internazionale dall’Eba che dovrà concludersi per la fine di giugno. Sul mercato c’è chi guarda con sospetto a Piazza Meda e a Siena convinto che prima o poi sia Bpm sia Mps dovranno capitolare, nonostante la ritrosia sull’argomento degli ultimi giorni. “Si aspettano ora le decisioni da parte di Mps e Bpm su cui da settimane si rincorrono voci, indiscrezioni di mercato e smentite”, segnalano diversi analisti, anche se nelle sale operative sottolineano come il periodo non sia però dei migliori per chiedere soldi al mercato.


Da Piazza Meda l’ipotesi di ricapitalizzazione non è passata sulla linea Maginot del consiglio di amministrazione. Le barricate nella banca cooperativa restano alte. I sindacati-azionisti della Bpm hanno fatto muro alla proposta del presidente Massimo Ponzellini, e il rischio della Milano è quello di ritrovarsi ultima tra le grandi cooperative a ricapitalizzare a un prezzo sempre più salato. E anche ieri la giornata è stata di quelli difficili. Lo scontro tra Ponzellini e l’associazione Amici della Bpm, il “parlamentino” dei sindacati cui fa capo la maggioranza del cda di Bpm ha riservato una nuova puntata con la richiesta del presidente di mettere a verbale la votazione in cda sull’aumento di capitale da 500-600 milioni di euro su cui in 13 consiglieri su 18 hanno risposto picche. Per poco non si è arrivati alla richiesta di porre un voto di fiducia sulla presidenza. E questo la dice sul lunga sul clima di confronto-scontro che regna in Piazza Meda.


Eppure gli analisti di Nomura nel report uscito questa mattina spezzano una lancia a favore di Bpm. Il broker che dopo aver sfogliato i conti ha confermato la raccomandazione neutral con target a 3,5 euro sull’istituto di Piazza Meda nota: “La Bpm ha è stata una dei pochi istituti italiani che non ha ridotto le sue stime dopo i dati di bilancio e questo è positivo”. E andando a toccare l’argomento principe che appassiona i mercati, quello della ricapitalizzazione è convinto che “ogni decisione relativa all’aumento di capitale sarà da collegare alle attività piuttosto che a un effetto a catena legato alla mossa di Ubi Banca”.


Anche su Rocca Salimbeni la nebbia resta alta. Questa mattina anche Intesa Sanpaolo finisce nel vortice della sindrome aumenti di capitale. Nelle sale operative circola la voce che l’istituto sarebbe prossimo ad annunciare un aumento di capitale. “La ricapitalizzazione sarebbe da 5 miliardi di euro e sarà comunicato prossima settimana”, segnalano alcuni operatori. Secondo altri trader si tratta sono di voci e come tali devono essere pesate. “Ubi ha di fatto alzato l’asticella dei ratios di capitale che gli investitori richiederanno alle banche italiane, collocandola allo stesso livello delle banche spagnole – nonostante un modello di business più difensivo e meno esposto al ciclo del mercato immobiliare”, spiegano gli analisti di Centrosim. “Fatta eccezione per Unicredito (8,6%) e Intesa (7,9%), tutte le maggiori banche italiane hanno livelli di core equity nel range 6-7%”, aggiungono. Da settembre scorso sono state annunciate ricapitalizzazioni da parte di banche europee per oltre 30 miliardi di euro. Le banche italiane (forse) devono ancora fare la loro parte. 

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