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Banche centrali: La BoJ potrebbe centrare i suoi obiettivi nel lungo periodo

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La scorsa settimana sia la Bank of Japan sia la Federal Reserve hanno annunciato le proprie decisioni di politica monetaria. La Fed è rimasta alla finestra, lasciando invariata la politica sui tassi d’interesse, mostrandosi però pronta a un nuovo rialzo, che non potrà essere deciso al prossimo meeting dell’1 e 2 novembre perché a ridosso delle elezioni presidenziali dell’8 novembre, ma che sarà certamente rimandato a dicembre. Quanto alla BoJ, non ha sorpreso positivamente i mercati, in quanto non ha incrementato le misure di allentamento monetario. Tuttavia, il governatore Haruhiko Kuroda ha presentato un nuovo sistema di allentamento quantitativo e qualitativo con un controllo sulla curva dei rendimenti, che potrebbe rendere un futuro allentamento più efficace. Inoltre, la Banca centrale giapponese continuerà a espandere la base monetaria fino a quando non supererà stabilmente il target di inflazione del 2 per cento. In questo modo lo yen dovrebbe tornare a indebolirsi. “Sono dunque comparse due novità importanti – è il commento di Patrick Moonen, Principal Strategist Multi-Asset at NN Investment Partners – La prima è lo spostamento dall’annunciare un target di QE all’indicare un target di rendimento, che consiste nel mantenere il rendimento del JGB a dieci anni intorno allo 0 per cento. In secondo luogo, superare la soglia del CPI (consumer price index) con l’obiettivo di incrementare le attese sull’inflazione nell’economia”.
Eurozona instabile
Tale scelta, secondo Moonen, è legata anche alla maggiore incertezza politica nell’Eurozona. Nei prossimi dodici mesi ci saranno infatti le elezioni in Olanda, Francia, Germania e, potenzialmente, anche in Spagna. A breve, in Italia, ci sarà un referendum sulle riforme costituzionali che gli analisti ritengono decisivo per il futuro politico del Primo Ministro Matteo Renzi. “In aggiunta a ciò, la coesione dell’Unione europea sembra si sia indebolita e le discussioni circa la Brexit, che ancora devono iniziare, saranno un processo di lunga durata che avrà un impatto non solo sul Regno Unito, ma anche sul resto d’Europa”, aggiunge Moonen.
Yen/dollaro
Ad ogni modo la probabilità più elevata che entro la fine dell’anno ci sia un rialzo dei tassi da parte della Fed e una politica espansiva costante da parte della Bank of Japan hanno fatto aumentare le possibilità che il cambio Yen/Dollaro tocchi il fondo per poi risalire. Lo yen sta scambiando attorno ai 100 da alcuni mesi. Lo scorso venerdì, dopo un iniziale calo, la divisa nipponica ha iniziato a rafforzarsi rispetto al dollaro. Si potrebbe quindi dire che la risposta iniziale del mercato alle decisioni della BoJ sia stata negativa. “Una spiegazione potrebbe essere che il mercato stava prezzando un 40% di probabilità di un taglio dei tassi – dice lo strategist – Un’altra ragione alla base del rafforzamento dello yen potrebbe essere che i mercati non credono che il nuovo quadro di politica monetaria contribuirà a indebolire la divisa nipponica. In teoria, è quindi chiaro come mai il nuovo sistema sarà negativo per lo yen”.
Inflazione
Ciò che principalmente bisogna capire è se il calo “teorico” dei rendimenti reali, poi effettivamente si realizzerà. Finora, dopo anni di allentamenti massicci, le attese sull’inflazione sono ancora lontane dal target del 2 per cento. Quindi, per quale motivo i mercati dovrebbero credere (e prezzare) il nuovo impegno della BoJ a “superare tale target sull’inflazione? “La BoJ potrebbe riuscire nel suo intento nel più lungo periodo – dice Moonen – L’istituto di Kuroda ha ragione nel sostenere che il calo dei prezzi del petrolio e la debolezza della domanda globale e nipponica, in combinazione con delle attese sull’inflazione adattabili, abbiano giocato un ruolo importante nel mantenere basse le aspettative sull’inflazione. In particolare, è presumibile che il calo dei prezzi del petrolio non si ripeterà in futuro. Ciò suggerisce quindi che non si possa escludere un aumento delle attese sull’inflazione nei prossimi anni”. Tale scenario, insieme a rendimenti nominali invariati, potrebbe portare effettivamente al desiderato calo dei tassi reali giapponesi. “Al momento il mercato non crede ancora in uno yen più debole, ma nel più lungo periodo la BoJ potrebbe centrare il suo obiettivo”, conclude Moonen.