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Banche centrali: BoJ allontana nel tempo le sue promesse di inflazione. Attesa per Fed e BoE

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La banca centrale del Giappone ha spostato ancora una volta il termine per raggiungere l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2%, alimentando le perplessità sull’efficacia della sua politica monetaria. Al termine di due giorni di riunione, la Bank of Japan (BoJ) ha annunciato che il target verrà raggiunto entro la fine dell’esercizio fiscale 2018, che si conclude a marzo 2019, vale a dire un anno più tardi di quello previsto in precedenza. “L’evoluzione dei prezzi dovrebbe rimanere leggermente negativa o intorno allo zero, per ora”, stima la BoJ. “Il momento è più debole” di quello previsto in precedenza e l’obiettivo sarà raggiunto “entro la fine dell’anno fiscale 2018-2019”. Il suo governatore, Haruhiko Kuroda, il cui mandato scade nella primavera del 2018, non vedrà così realizzare la sua promessa, dopo cinque anni alla guida della BoJ. 

Oggi la BoJ ha confermato la sua politica monetaria. Come da attese, il tasso sui depositi è rimasto fermo a -0,1 per cento. Invariato a 80 trilioni di yen anche l’obiettivo annuale di espansione della base monetaria.

Le altre banche centrali: nulla di fatto dalla Rba, attesa per Fed e BoE
Oggi è stato anche il turno della Reserve Bank of Australia (Rba). Anche la banca centrale australiana ha confermato la sua politica monetaria, lasciando i tassi di interesse fermi all’1,5%, come da attese. L’ultimo ritocco, al ribasso, era arrivato ad agosto, quando la Rba aveva tagliato il costo del denaro dello 0,25 per cento portandolo ai nuovi minimi storici.
Ma l’appuntamento con le banche centrali questa settimana non è finito qui. Domani sera è attesa la riunione della Federal Reserve, mentre giovedì sarà la volta della Bank of England (BoE). Per quanto riguarda la Fed, la maggior parte degli analisti non si aspetta alcun rialzo dei tassi in questa occasione, per via delle imminenti elezioni presidenziali, in agenda l’8 novembre, e in mancanza di una conferenza stampa della governatrice Janet Yellen che spieghi questa importante mossa. L’aspettativa è per un ritocco dei tassi nella riunione di dicembre (quando è prevista la conferenza stampa). Nessuna novità dovrebbe arrivare anche dalla BoE. Ieri il governatore Mark Carney ha fatto sapere che lascerà la guida dell’istituto nel 2019 per agevolare il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. “Sarei onorato di prolungare il mio ruolo di governatore di un anno e quindi fino al giugno 2019”, si legge in una lettera inviata da Carney al Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond. Nel fine settimana si erano sollevate voci, che suggerivano una possibile uscita del governatore della BoE nel 2018, cioè dopo cinque anni dalla sua nomina senza completare fino al 2021 il suo incarico a causa di alcune divergenze sulla Brexit. Carney ha assunto la guida della banca centrale inglese nel luglio 2013 per la durata di otto anni, con la possibilità di lasciare dopo cinque anni.