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Banche: B.Leonardo vede un forte potenziale di upside, Bpm vuole fare pace con il Fisco

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Negli ultimi tre anni le banche italiane hanno perso due terzi del loro utile netto aggregato, il ROE dovrebbe scendere dal 12,5% del 2007 al 3,8% stimato quest’anno, mentre la loro capitalizzazione di mercato ha perso 70 punti percentuali. “Le banche italiane hanno subito enormi pressioni spinte dai bassi tassi d’interesse, dalle nuove regole sui coefficienti patrimoniali e dal debole recupero della congiuntura”, fanno notare gli analisti di Banca Leonardo, “senza dimenticare le ultime tensioni sul debito sovrano”. Il broker vede un suggestivo 28% di potenziale di upside per il comparto bancario dopo che in Borsa ha lasciato sul parterre il 31% da inizio anno.


Nonostante il potenziale di upside sui fondamentali, Banca Leonardo ritiene che “non ci sono catalysts positivi e suggeriamo un’esposizione selettiva verso le banche italiane con particolare attenzione verso la forza di liquidità e di capitale e verso la buona visibilità data dal contenimento dei costi”. Gli esperti, infatti, hanno scelto le loro top picks considerando i valori attraenti uniti ad un modello difensivo di business e alla solidità dello stato patrimoniale. Le preferite di Banca Leonardo sono Intesa SanPaolo, “che beneficia della posizione di leadership in Italia”, Mediobanca e la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, “che nonostante la crisi sta procedendo nel suo piano di ristrutturazione”. Gli analisti hanno inoltre alzato la raccomandazione sulla Popolare di Milano, da underweight a buy, in vista di un 24% di potenziale di upside.
 
E proprio l’istituto di piazza Meda è oggi al centro delle cronache finanziarie. Ieri il Consiglio di amministrazione della banca milanese ha deciso di dare mandato al presidente Ponzellini per cercare una transazione con il Fisco relativa ad operazioni su derivati, swap, dividend washing per gli anni 2004-2008 che avrebbero portato la Bpm a non versare 313 milioni di euro di imposte, cifra che salirebbe a 600 milioni considerando le sanzioni e gli interessi. “Ieri il Cda ha deciso di transare ma non è ancora stato definito il quantum che secondo noi dovrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni di euro”, segnalano gli analisti di Intermonte che mantengono un giudizio neutrale sull’azione con target price a 3,70 euro.

Una transazione che, sempre secondo Intermonte, “dovrebbe essere controbilanciata a fine anno dal cap gain su Anima (200 milioni di euro). La notizia non è positiva ma è già incorporata nei prezzi”. Equita ipotizza invece un settlement da 100 milioni di euro. “Se la nostra previsione fosse confermata – scrive il broker milanese nella nota odierna – l’impatto sarebbe di 28 punti base sul Core Tier 1, che resterebbe sopra il 7,5% anche dopo Basilea 3, un livello che riteniamo adeguato”. Se invece venissero confermate le indiscrezioni di stampa, secondi cui la banca intenderebbe proporre all’Agenzia delle Entrate una transazione di circa 200 milioni di euro, “il Core Tier 1 si porterebbe di poco sopra il 7%”.