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Banche: Abi vede sofferenze nette giù di 30 miliardi e CET1 al 13% a fine 2019

L’Abi stima per il prossimo triennio un calo consistente delle sofferenze nette con redditività in miglioramento per le banche italiane. Il Pil è visto a +1,3% nel 2017 e anche …

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Riduzione dello stock di sofferenze in pancia alle banche italiane, ma anche redditività in miglioramento e salita dei ratio patrimoniali. L’Abi vede nel prossimo triennio un generale miglioramento della qualità dell’attivo bancario con una riduzione media annua del 15% delle sofferenze nette, e un calo del rapporto sofferenze nette su impieghi di oltre il 40% nel triennio. Le previsioni dell’Ufficio studi dell’Abi, costruite insieme agli Uffici studi delle principali banche operanti in Italia, vedono anche un aumento dello stock dei prestiti con oltre 140 miliardi in più tra fine 2016 e fine 2019.

Sofferenze giù al ritmo del 15% annuo

Lo stock di sofferenze nette si dovrebbe ridurre di 30 miliardi di euro nel triennio di previsione (pari al 35% dello stock di fine 2016). I tre quarti della riduzione dello stock riguarderebbe sofferenze in capo alle imprese. In questo modo nel prossimo triennio il rapporto tra sofferenze nette e totale impieghi dovrebbe seguire un trend di continua e significativa discesa: a fine 2019 il rapporto sofferenze/impieghi dovrebbe collocarsi al 2,7%, valore inferiore di quasi 2 punti rispetto al 2016. Eventuali accelerazioni nel processo di smaltimento degli NPL potrebbero rinforzare i trend da noi indicati determinando un valore finale del rapporto sofferenze/impieghi più contenuto.

Il consolidamento atteso nel processo di riduzione del rischio di credito, trainato da un significativo miglioramento del merito di credito delle imprese, dovrebbe indurre una più rapida crescita degli impieghi all’economia: nel triennio lo stock di credito concesso ai residenti dovrebbe aumentare di circa 140 miliardi di euro, con una variazione media annua del 2,6%. Tenendo conto dei soli crediti in bonis, al netto quindi dei deflussi di crediti in sofferenza, il tasso medio di crescita degli impieghi risulterebbe pari al 4%.

Patrimonializzazione in aumento e redditività in ripresa

L’Abi vede un rafforzamento ulteriore degli indici patrimoniali. Dopo la riduzione registrata nel 2016, riprenderanno a crescere: a fine 2019 il Cet1 ratio si collocherebbe al 13%, 1,5 punti percentuali superiore al valore di fine 2016.

L’avvio di una diversa intonazione della politica dei tassi di interesse dovrebbe limitare gli impulsi depressivi sul margine di interesse che così potrà trarre profitto dalla, pur contenuta, crescita dell’attività di intermediazione. I ricavi totali dovrebbero crescere secondo un tasso medio annuo del 3,6%.

Il complesso dei costi operativi dovrebbe ridursi in ciascun anno della previsione, cumulando minori oneri, rispetto al 2016, per oltre 5 miliardi di euro nel corso del triennio (oltre il 10% in meno); la maggior parte di tale riduzione sarebbe dovuta al progressivo venir meno degli oneri straordinari connessi sia agli interventi di risoluzione di alcune realtà aziendali sia agli effetti per l’interruzione anticipata dei rapporti di lavoro.
A fine periodo di previsione l’indicatore di efficienza della gestione (il cost/income ratio) dovrebbe risultare pari al 58%.

La previsione sui flussi di rettifiche e accantonamenti rappresenta la vera spinta al miglioramento della redditività della gestione: se nel 2016 gli accantonamenti avevano sottratto risorse per quasi 36 miliardi di euro (pari al 170% del risultato di gestione) nei tre anni di previsione tale flusso si dovrebbe ridurre ad un valore medio annuo di 19 miliardi di euro pari al 65% del risultato di gestione medio del periodo 2017-2019.

“Nel complesso, un volume di ricavi in significativa ripresa dai bassi livelli del 2016, un controllo serrato dei costi e un miglioramento importante del costo del rischio, consentiranno una buona ripresa della redditività. Il Roe, cioè l’utile sul patrimonio, è stimato in crescita costante nel triennio di previsione, a fine periodo si collocherebbe intorno ad un 2,8%, in aumento di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2016, ma ancora inferiore rispetto al periodo precrisi.

 

Pil visto a +1,3% quest’anno e ritmo crescita stabile nel prossimo biennio

L’Ufficio studi dell’Abi stima per quest’anno indica un ulteriore rafforzamento della crescita della nostra economia. La crescita del Pil italiano è stimata par all’1,3% e stabile su questo livello anche nel biennio successivo. Lo scenario previsivo diffuso dall’Ufficio studi dell’Abi vede le manovre di bilancio incamminarsi su di un sentiero di rientro coerente con lo stato del ciclo: a fine 2019 il rapporto debito/PIL risulterà inferiore di quasi 5 punti percentuali al dato dello scorso anno.