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Bancari venduti a Piazza Affari, il Banco Popolare ed il Financial Times affossano il comparto

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In un contesto europeo di rialzi generalizzati, con il Dax che ha terminato in rialzo dello 0,51%, il Ftse 100 che ha messo a segno un +0,18% ed il Cac40 che ha chiuso in parità, spicca il calo dello 0,47% del nostro Ftse Mib, appesantito dal comparto bancario.

Da un lato l’aumento di capitale annunciato dal Banco Popolare (-5,59%), dall’altro le indiscrezioni riportate dal Financial Times, secondo cui gli istituti tricolori starebbero pensando di tagliare i dividendi per evitare il ricorso al mercato.

Il Banco Popolare invece di vendere i gioielli di famiglia (Creberg e Casse toscane) ha deliberato un aumento di capitale da 2 miliardi di euro. Il motivo è chiaro: senza gli 1,45 miliardi di Tremonti Bond, che dovranno essere ripagati entro il terzo trimestre del 2013, il Core tier 1 della banca scenderebbe sotto il 7%, la soglia minima fissata dalle nuove regole di Basilea 3. Per il Banco si tratta di una maxi ricapitalizzazione, visto che attualmente la capitalizzazione del gruppo si attesta a 2,6 miliardi di euro.

Al di là del caso singolo, torna quindi d’attualità la necessità degli istituti italiani di rivolgersi al mercato per adeguarsi agli standard richiesti dalla nuova normativa di Basilea III. In questa scia le voci riportate dal FT. Secondo l’autorevole giornale britannico per evitare misure simili a quelle dell’istituto scaligero le banche tricolori si starebbero orientando su una sforbiciata dei dividendi.

Voci (smentite) di aumento di capitale anche per Banca Monte Paschi di Siena (-3,41%), che paga anche il giudizio di Bank of America Merrill Lynch, secondo cui la banca senese sarebbe tra le più colpite da Basilea III. Vendite anche su Unicredit (-0,79%), sempre alle prese con le questioni legate alla governance. A completare il quadro il -2,63% di Intesa Sanpaolo, il -2,38% della Popolare di Milano ed il -2,15% di Ubi Banca.