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Bancari in allerta per il dopo UniCapitalia

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Marginalizzazione della rete di filiali al sud, cessione di sportelli promossa dall’Antitrust e ridimensionamento della sede centrale di Capitalia. Sono questi i timori dei sindacati dei bancari ascoltati da Finanza.com nell’imminenza di una fusione Capitalia-Unicredit che appare ormai scontata (indiscrezioni riportate dalle agenzie di stampa parlano di cda già convocati per domenica). Poche le prese di posizione da parte dei sindacati, in attesa di note ufficiali, ma c’è anche chi si sbilancia riportando voci secondo cui tutti gli sportelli della nuova entità posti nel centro nord passerebbero sotto le insegne Unicredit e quelli del sud al marchio Capitalia.


Al di là di mosse di difficile attuazione, i punti nevralgici restano comunque più d’uno. Innanzitutto per il possibile intervento dell’Antitrust, successivamente a un accordo, per la cessione di sportelli in eccedenza. “Solo a Roma – ricorda Lando Sileoni, segretario generale aggiunto di Fabi, gli sportelli Capitalia e Unicredit insieme sono oltre 900”, ma altri punti dolenti, sempre secondo Sileoni sono i centri elaborazione dati e l’autonomia del Banco di Sicilia. Un problema, quello del Sud, citato anche da Mariangela Verga, segretario nazionale con delega per Capitalia di Uilca: “Con la concentrazione verrebbe a mancare l’ultimo gruppo a presidio del centro sud”, spiega.

Minore invece la preoccupazione per il destino dei lavoratori della sede centrale di Capitalia, citata oggi da alcuni quotidiani come lo snodo a maggior rischio. “E’ normale che ci sia un problema di mobilità sulla base dell’esperienza di operazioni simili, ma non ci sono elementi per dire che sarà così”, chiarisce Sileoni. A giudizio di Verga invece il destino della sede, così come delle altre componenti di Capitalia dipenderà comunque dal modello che verrà adottato, che nel caso fosse federato potrebbe offrire maggiori garanzie. Da parte dei sindacati di categoria giungono tuttavia anche valutazioni sulle scelte dell’assetto di vertice: “Se davvero fosse evitata la scelta della governance duale sarebbe un segnale d’incoraggiamento – sottolinea Sileoni – perché la gestione della banca potrà essere più snella”.


Gli altri punti di domanda della fusione riguardano le sovrapposizioni che potrebbero venirsi a creare tra le merchant bank dei due gruppi, Ubm e Mediocredito Centrale, mentre sembrerebbero non sussistere problemi per l’integrazione tra Xelion e Fineco.


Pochi minuti fa le sigle sindacali nazionali hanno emesso un comunicato congiunto in cui si legge che “le Segreterie Nazionali del settore osservano con particolare attenzione l’aggregazione fra Unicredito e Capitalia. Le notizie, che andranno confermate circa il riassetto del  nuovo gruppo, salvaguardano, come il sindacato richiede da tempo, la permanenza al Centro ed al Sud di centri direzionali effettivi, mantenendo i marchi del Banco di Roma e del Banco di Sicilia che presumibilmente accorperanno le presenze di Unicredito nelle rispettive aree di riferimento, così come per le strutture del gruppo Capitalia situate a nord della Toscana si prefigura l’integrazione  nella rete Unicredito”. Le segreterie nazionali auspicano inoltre che la crescita di valore preannunciata dagli osservatori economici si rifletta in egual misura in benefici ai dipendenti, alla clientela ed agli azionisti. In particolare l’attenzione degli organismi sindacali sarà rivolta alla salvaguardia della quantità e qualità dell’occupazione. “In questo senso – si legge – destano preoccupazioni e saranno oggetto di un’ accurata  verifica le notizie che attribuiscono le sinergie per  il  65% a risparmio sui costi e per il 35% a maggiori  ricavi. Le segreterie nazionali, non appena le decisioni diventeranno ufficiali, chiederanno un immediato confronto con il management del nuovo gruppo”.


(notizia aggiornata alle ore 15.20)