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Bancari europei al traino dei destini greci

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E’ sempre la Grecia e il suo debito la spada di Damocle che pende sul settore bancario. Le vendite che hanno caratterizzato la seduta di ieri, in scia all’ennesimo taglio da parte delle agenzie di rating sulla qualità del passivo ellenico (Standard&Poor’s ha limato il rating da B a BB-, ndr), hanno portato il membro del board della Bce Lorenzo Bini Smaghi a lanciare un monito: una ristrutturazione del debito greco metterebbe in ginocchio il sistema bancario e il Governo non sarebbe più in grado di pagare pensioni, salari e spesa corrente. In sostanza si avrebbe “un vero a proprio tracollo economico”.

All’interno di questo contesto gli sherpa di Atene, Francoforte e Bruxelles stanno lavorando alacremente, in una sorta di lotta contro il tempo volta a eliminare quell’incertezza che ha caratterizzato i mercati finanziari globali nel corso dell’ultima ottava.

Il debito complessivo della Grecia è pari a 330 miliardi di euro: tra i principali creditori vi sono gli istituti di credito tedeschi, che rischiano così di pagare a caro prezzo la politica portata avanti dall’esecutivo di Angela Merkel.

Anche perché, come evidenzia lo stesso Bini Smaghi, in caso di ristrutturazione il sistema bancario sarebbe in ginocchio ” per le perdite registrate sui titoli di Stato detenuti in portafoglio e perché perderebbe la possibilità di rifinanziarsi presso la Bce, non avendo più titoli di buona qualità da usare come collaterale”.

Secondo le stime degli analisti, ipotizzando un haircut del 50% del debito ellenico le banche greche dovrebbero sopportare perdite tra i 20 e i 30 miliardi di euro. Per quanto concerne invece il sistema bancario italiano, gli esperti ritengono che l’esposizione verso i bond governativi di Atene sia limitata.

Da un punto di vista di analisi tecnica, lo Stoxx 600 Bancario ha raggiunto livelli molto importanti per l’andamento borsistico del comparto nel medio periodo. Le recenti flessioni hanno infatti fatto scivolare l’indice verso i supporti dinamici offerti dalla trendline ascendente di lungo periodo ottenuta con i minimi crescenti dell’8 giugno e del 30 novembre 2010.

La violazione della trend, attualmente transitante a 194,35 punti, causerebbe infatti una naturale accelerazione verso i minimi dell’8 giugno 2010 a 181,36 punti. Il low menzionato rappresenta l’ultimo appiglio grafico prima di ulteriori flessioni fino in area 90 punti, livello toccato in occasione del violento sell off che ha caratterizzato i mesi seguenti al fallimento di Lehman Brothers e da cui nel marzo 2009 è partito il rimbalzo dei listini azionari.

In base a tali indicazioni ecco che non è da escludere un imminente rimbalzo dai supporti dinamici offerti dalla trendline, specie se le incertezze sull’evoluzione del quadro greco permettessero il venir meno dei rischi patrimoniali del sistema.

Nella consapevolezza che si tratta comunque di una posizione rischiosa, i più sisoluti potrebbero posizionarsi in acquisto a 195,44 punti. Con stop che scatterebbe a 188 punti, il primo target naturale è individuato in prossimità delle resistenze di area 210 punti mentre il secondo è a 229,75 punti.