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Banca Mondiale: non è il momento di alzare i tassi, la Fed rischia di scatenare il panico nei mercati emergenti

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L’eventuale innalzamento del costo del denaro da parte della Federal Reserve potrebbe scatenare e “panico e turbolenze” nei mercati emergenti. È quanto ha dichiarato Kaushik Basu, Capo economista della Banca Mondiale, nel corso di un’intervista concessa al Financial Times. Prima di incrementare i tassi, la Fed, continua Basu, dovrebbe attendere la stabilizzazione dell’economia globale. Le dichiarazioni di Basu fanno il paio con il monito arrivato qualche tempo fa dal Fondo monetario internazionale che, alla luce della nuove proiezioni sull’andamento del Pil globale nel 2015, ha esortato la banca centrale americana a posticipare al 2016 il timing dell’operazione.

In linea il consenso raccolto da Bloomberg, secondo cui il 70% degli interpellati ritiene che nel meeting della Federal Reserve in calendario il prossimo 17 settembre il costo del denaro della prima economia sarà confermato ai minimi storici. Una settimana fa il dato si attestava al 68% e un mese fa al 52%. Le probabilità di una prima stretta salgono per le riunioni del 28 ottobre (41,2% degli analisti), 16 dicembre (60%), 27 gennaio (66,4%) e 16 marzo (77,2%).

Basu: rischio “shock” per gli emergenti
Il primo incremento dei tassi dal 2006, rileva il funzionario dell’istituto con sede a Washington, potrebbe produrre uno “shock” e una nuova crisi nei Paesi emergenti, già provati dalle tensioni in arrivo da Pechino. Il possibile incremento dei tassi sui Fed Funds è destinato a far fuoriuscire i capitali dalle economie emergenti a vantaggio degli asset denominati in dollari il cui rafforzamento finirà per ripercuotersi sulla crescita della prima economia.

“Non ritengo che la stretta della Fed stia per creare una grave crisi, credo che innescherà turbolenze nel breve termine […]. Se in un contesto in cui l’economia mondiale attraversa una fase di turbolenza gli Stati Uniti dovessero decidere di muovere i tassi, credo che questo finirà per danneggiare gli altri Paesi”. Dopo le cattive notizie arrivate dalla Cina nelle ultime settimane, una stretta da parte della Fed “potrebbe provocare panico e turbolenze”.