1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

Banca Mondiale, economia globale verso prima contrazione dalla Seconda guerra mondiale

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Un grande passo indietro. E’ quello che con tutta probabilità farà l’economia globale nel 2009. Ad affermarlo è la Banca Mondiale in un documento preparato in vista del meeting dei ministri delle Finanze e dei banchieri centrali del G20 che si terrà il prossimo 24 marzo. Senza soffermarsi sulle cifre, che verranno precisate nel corso delle prossime settimane, il rapporto indica come molto probabile una contrazione della crescita mondiale. Sarebbe la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale nel 1945, con una produzione che potrebbe segnare un calo del 15% a metà anno rispetto allo stesso periodo del 2008 e il commercio globale che potrebbe segnare il maggiore declino degli ultimi 80 anni.


Uno scenario che conferma quanto espresso dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Khan in un recente commento sulle stime rilasciate dall’Fmi a gennaio che prevedevano una crescita dello 0,5% nel 2009: “Non c’è molta differenza tra 0,5% e 0%”. Un’anticipazione, in buona sostanza, di quella che potrebbe essere una sensibile revisione delle previsioni del Fondo che verranno rilasciate in aprile. Di recupero dell’economia mondiale nel 2009, insomma, non se ne parla più con qualche speranza per il 2010. Tuttavia i semi di quel recupero verranno piantati oggi e uno degli errori da non fare, chiarisce il documento della Banca Mondiale, è dimenticare i Paesi in via di sviluppo. “Questa è una crisi globale e necessita di una soluzione globale. Prevenire una catastrofe economica nei Paesi in via di sviluppo è importante per superare la crisi a livello mondiale” ha dichiarato il presidente della Banca Mondiale, Robert B. Zoellick.

Secondo il documento elaborato in vista del G20 le Nazioni emergenti rischiano di incorrere in un deficit finanziario tra i 270 e i 700 miliardi di dollari nel 2009 e solo un quarto dei Paesi più vulnerabili hanno le risorse necessarie a prevenire una crescita della povertà e a superare la crisi”: “Bisogna intervenire – sono le parole di Zoellick – con investimenti nelle reti di sostegno, nelle infrastrutture, nelle piccole e medie imprese per creare occupazione e evitare agitazioni sociali e politiche”. Su 116 nazioni inserite dalla Banca Mondiale nella lista dei Paesi in via di sviluppo, 94 hanno fatto segnare un rallentamento della crescita e 43 hanno, allo stato attuale, elevati livelli di povertà. E i settori più colpiti dal rallentamento sono proprio quelli che maggiore dinamicità avevano manifestato: esportazioni, costruzioni, minerario, manifatturiero.

 


Secondo il vice-presidente della Banca Mondiale, Justin Yifu Lin, “le risorse fiscali che i governi dei Paesi sviluppati stanno iniettando nel sistema e a sostegno dei loro sistemi economici, dovrebbero in parte essere destinate anche ai Paesi in via di sviluppo, in maniera da sbloccare i colli di bottiglia che frenano la crescita per mancanza di finanziamenti e riavviare così una domanda che può avere grandi effetti positivi e essere un elemento chiave per il recupero dell’economia mondiale”.