Banca Mondiale: è ora di fare le riforme, la situazione potrebbe peggiorare

Inviato da Luca Fiore il Mar, 12/06/2012 - 20:15

Ci aspettano tempi duri, è ora di fare le riforme. A dirlo è la Banca mondiale nel suo Global Economic Prospects (Gep). "I Paesi in via di sviluppo -si legge nel documento- dovrebbero prepararsi ad un lungo periodo di volatilità dell'economia globale dando priorità alle strategie di crescita di medio-termine".

Secondo le stime dell'istituto con sede a Washington il Pil dei Paesi in via di sviluppo nel 2012 crescerà del 5,3%, contro l'1,4% dei Paesi sviluppati ed il +2,5% dell'economia globale. Nel 2012 i tre dati dovrebbero mettere a segno un +5,9, un +1,9 ed un +3 per cento mentre nel 2013 il Pil è atteso in crescita del 6 per cento nelle economie emergenti, del 2,3% nei Paesi ricchi e del 3,3% a livello globale.

"Si tratta dello scenario più probabile anche se un pesante deterioramento della situazione in Europa coinvolgerebbe l'economia globale".  Stretto nella morsa della crisi del debito e delle politiche di austerità, "nel 2012 l'output europeo è atteso in calo dello 0,3% a causa del clima di incertezza, che farà posticipare gli acquisti e aumentare il tasso di risparmio". La situazione è destinata a migliorare nel 2013 e nel 2014 quando il Pil medio di Eurolandia dovrebbe rispettivamente registrare, secondo i dati del Gep, un +0,7% ed un +1,4 per cento.

"Le economie emergenti in Europa e Asia -si legge nel report- sono particolarmente vulnerabili a causa degli stretti legami commerciali e finanziari con l'Eurozona, ed i Paesi più poveri risentiranno anche della contrazione delle rimesse, del calo delle entrate legate al turismo e della minor domanda di commodity".

"Se possibile -ha detto Andrew Burns, l'autore del report- i Paesi emergenti dovrebbero puntare a ridurre la loro vulnerabilità diminuendo l'indebitamento a breve, tagliando i deficit di bilancio e normalizzando la politica monetaria".  "Solo così -ha proseguito Burns- potranno godere di un maggior margine di manovra nel caso in cui le condizioni globali dovessero peggiorare".

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