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Banca IFIS: il 2015 è stato un anno straordinario, ora opportunità dalle tensioni sui crediti deteriorati

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Il 2015 è stato un anno particolarmente positivo per Banca IFIS. L’istituto guidato dall’Ad Giovanni Bossi ha presentato oggi i risultati preliminari dell’esercizio chiuso lo scorso 31 dicembre: nel corso dell’esercizio la banca veneziana ha visto il margine di intermediazione attestarsi a 408 milioni di euro, in rialzo del 43,6% rispetto ai 284 milioni riportati nel 2014.

Nel quarto trimestre, ossia nel periodo 1° ottobre-31 dicembre, il margine di intermediazione si è attestato a 76,8 milioni, un valore in crescita del 5,1% sullo stesso periodo 2014. “Il 2015 per la nostra società è stato un anno straordinario”, ha iniziato la conferenza stampa di presentazione dei dati preliminari dell’esercizio 2015 Giovanni Bossi, Ad di Banca IFIS.

I dati preliminari che verranno presentati al Consiglio di Amministrazione del prossimo 2 febbraio hanno fatto registrare un incremento dell’utile netto 2015 del 68,9% a 162 milioni di euro. Nel 2014 erano stati 96 milioni di euro. L’Eps è passato da 1,81 euro del 2014 a 3,05 euro del 2015 (+68,5%). Grazie a questi risultati, il dividendo dell’esercizio 2015 che verrà proposto al CdA sarà di 0,76 euro, in rialzo del 15% rispetto ai 0,66 euro riconosciuti per l’esercizio 2014.

“Sull’utile netto ha impattato positivamente la decisione di ridurre del 36% la nostra esposizione ai titoli di Stato”, ha dichiarato Bossi. A fine 2014 Banca IFIS aveva un’esposizione sui titoli di Stato di 5,1 miliardi di euro, 12 mesi dopo di 3,2 miliardi con 124 milioni di euro di utili generati dalla vendita di aprile.

“La solidità patrimoniale per il nostro management è sempre stata un punto focale e anche per questo abbiamo sempre deciso di non inserire gli utili e i proventi dalla vendita dei titoli di Stato tra gli utili distribuibili agli azionisti ma di usarli per rafforzare la struttura patrimoniale”, ha dichiarato Bossi.

“Abbiamo preferito smontare una parte della nostra posizione in quanto non riteniamo più attraenti il livello di remunerazione riconosciuto da questi strumenti”, ha spiegato il manager veneziano, evidenziando come viceversa la banca stia “continuando a finanziare l’economia reale, con prestiti che sono cresciuti del 22% anno su anno”.

Dei 3,2 miliardi di euro di titoli di Stato in portafoglio a fine 2015, 759 milioni andranno in scadenza entro fine 2016, 270 milioni a fine 2017, 1,322 miliardi di euro a fine 2018, 675 milioni a fine 2019 e 196 milioni a fine 2020.

A livello di business model, a fine 2015 la divisione Governance e Servizi contava per il 42% del margine di intermediazione. “Peso che andrà a ridursi nel tempo vista la nostra riduzione del peso dei titoli di Stato”, ha detto Bossi. Il 39% del margine è stato generato dal factoring, il 14% dal settore DRL, ossia quello attivo nell’acquisto e nella gestione di portafogli di crediti non-performing nel mercato unsecured, e il 5% dal settore dei crediti fiscali. La banca punta a entrare anche in un altro settore, di nicchia ma comunque redditizio: quello dei crediti delle multiutility verso la PA.

In questi giorni il tema delle sofferenze bancarie sta surriscaldando i mercati, con i titoli degli istituti di credito del Belpaese che vengono venduti a piene mani dagli investitori sui timori di nuovi aumenti di capitale da promuovere per soddisfare i requisiti di solidità patrimoniale richiesti dalla Bce.

“Pur non essendo sottoposti alla vigilanza della Bce, in questo conteso noi di Banca IFIS ci sentiamo un animale diverso: finanziamo, facciamo utili e miglioriamo la solidità patrimoniale”, ha dichiarato con orgoglio Bossi, secondo cui quello delle sofferenze delle altre banche “rappresenta un catalizzatore positivo per noi e il nostro business model”. Banca IFIS è infatti specializzata nell’acquisto e gestione dei crediti non performanti da altre istituzioni finanziarie.

Con un coefficiente di copertura delle sofferenze dell’88%, “al vertice del comparto”, è un rapporto sofferenze nette/impieghi che si attesta all’1,1%, “contro banche che in Italia arrivano al 7%”, Banca IFIS a fine 2015 ha visto crescere il proprio Common Equity Tier1 al 14,68% dal 13,89% di fine 2014. Agli istituti vigilati la Bce chiede un CET1 del 7%.

Guardando al futuro prossimo, Bossi per il prossimo esercizio si aspetta “una crescita nonostante nel 2015 vi sia stato il contributo straordinario degli utili realizzati dalla vendita dei titoli di Stato”. Il consensus degli analisti di Bloomberg fissa a 280 milioni di euro il valore del margine di intermediazione 2016 e di 323 milioni di euro per il 2017.
Banca IFIS potrebbe in sfruttare la sua solidità patrimoniale per allargare il proprio raggio d’azione. “In questo momento abbiamo le carte in regola per crescere, ad ora internamente ma se si presenteranno delle opportunità sul mercato le valuteremo”, ha dichiarato in tal senso Bossi, specificando come tuttavia “di certo non parteciperemo alle aste di vendita delle quattro banche salvate a fine 2015 dal Governo”. In ottica M&A i target potenzialmente interessanti per Banca IFIS sono “realtà italiane con un business complementare a noi”.

Video intervista a Giovanni Bossi in occasione della presentazione dei dati 2015