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Banca Generali: nel primo semestre utile netto a 67,3 milioni di euro

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Il Consiglio di Amministrazione di Banca Generali ha approvato i risultati consolidati del primo semestre 2016. Il periodo è stato chiuso con un utile netto a 67,3 milioni, management fees a 237,1 milioni, masse totali a 43,6 miliardi e una raccolta netta di 2,9 miliardi di euro.

“Un semestre difficile per le condizioni dei mercati ma dove siamo orgogliosi del grande lavoro fatto al fianco della clientela e nello sviluppo di strumenti innovativi. I nuovi picchi raggiunti nella raccolta, nelle masse e nella solidità della banca confermano il forte riscontro al ruolo della banca come punto di riferimento all’avanguardia nella protezione dei patrimoni e della famiglia attraverso una consulenza su misura per la clientela affluent e private. Il focus nella tecnologia e l’evoluzione dei processi interni con la recente riorganizzazione ci rende ancor più veloci e competitivi nell’affrontare le sfide per la seconda parte dell’anno dove siamo fiduciosi di poter raggiungere nuovi traguardi importanti”, ha commentato i risultati reddituali il Direttore Generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa.

I risultati del primo semestre 2016 sono stati realizzati in un contesto di incertezza che si particolarmente acuito nel corso del mese di giugno a seguito dello storico referendum che ha visto la vittoria del fronte favorevole all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Come nel precedente trimestre, il contesto di mercato risultato picritico e complesso rispetto a quello del corrispondente periodo dello scorso anno, ma nonostante questo la Banca stata in grado di realizzare i risultati migliori di sempre sul fronte commerciale (+30% la raccolta a 2,9 mld) e nella crescita delle masse amministrate (+9% a 43,6 mld). Migliora anche l’attività “core” della banca, come le management fees che riflettono l’andamento del business senza le componenti volatili di trading, in rialzo del 6% ad un nuovo massimo di 237,1 milioni.

Il ritorno di una forte volatilità giugno, come in precedenza a gennaio e febbraio, ha accentuato la debolezza del quadro macro-economico internazionale, favorendo l’avversione al rischio e la conseguente discesa nella curva dei rendimenti dei titoli di Stato che hanno raggiunto nuovi minimi, con punte talora negative.

In questo scenario le voci di ricavi variabili legate al trading e alle commissioni di performance sono diminuite del 65%. I profitti del secondo trimestre dell’anno sono saliti del 29% (37,9 mln) rispetto al primo ma la discesa delle componenti variabili vista nel primo quarto dell’anno si riflessa nel risultato netto della semestrale a 67,3 milioni contro i 140,1 milioni dell’anno scorso.

Per quanto riguarda altre voci di bilancio: il margine d’intermediazione s’attestato a 202,0 milioni (296,2 milioni nello scorso esercizio).

La variazione rispecchia l’andamento differente delle citate commissioni di performance, così come la normalizzazione dell’attività di trading e il definitivo esaurirsi delle operazioni di rifinanziamento promosse dalla BCE (LTRO).

Al netto di queste variabili, il risultato evidenzierebbe un sensibile rafforzamento dei ricavi “core”, passati dal 57% del totale dello scorso anno al 78% del 2016.

Tra i ricavi ricorrenti si segnala in particolare l’incremento del 6% a 237,1 milioni delle commissioni di gestione che hanno beneficiato dello sviluppo e del miglior mix delle masse gestite.

Il margine d’interesse risultato pari a 29,6 milioni contro i 35,9 milioni dello scorso esercizio che avevano beneficiato dei 3,1 milioni residui dell’operazione di LTRO.

Sul dato ha influito positivamente il forte aumento degli impieghi (7,2 miliardi, +32% a/a) come conseguenza del costante flusso di nuova clientela, per un risultato complessivo che ha così bilanciato la tendenziale riduzione dei rendimenti obbligazionari.

Per il secondo semestre stata decisa la partecipazione al programma di TLTRO II della Bce per un controvalore complessivo di 400 milioni che avrà effetti sul margine d’interesse futuro.

Infine, sul fronte degli investimenti proprietari, il profilo resta molto prudente con una prevalenza di titoli obbligazionari con un livello di maturity (4,1) e duration (2,0) basse. La componente governativa risulta pari all’85% con un cauto incremento della componente corporate per il restante 15%.

La presenza di elementi di natura straordinaria ha impattato i costi operativi netti che sono aumentati del 9,5% a 89,7 milioni.

Lo stanziamento di 2,0 milioni effettuato per il Single Resolution Fund e il Fondo Interbancario Tutela Depositi (FITD), commisurato all’impegno contributivo della banca per il 2016, ha pesato per circa il 2% nell’incremento dei costi.

Escludendo questa variabile le spese amministrative hanno mostrato una dinamica contenuta (+3%), pur contemplando l’impegno di investimenti in IT che la banca sta proseguendo nel miglioramento delle soluzioni per la clientela.