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Banca Carige, Mincione preme per fusione e fa nomi di alcune banche. Ma pronte sono le smentite

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L’altro ieri il banchiere ha anche riferito di aver firmato un accordo con gli investitori Aldo Spinelli e Gabriele Volpi, entrambi a favore della lista da lui presentata.

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Banca Carige sotto i riflettori, dopo le dichiarazioni arrivate dall’azionista Raffaele Mincione, pronto a dichiarare guerra ai Malacalza. Dichiarazioni, quelle che Mincione ha rilasciato in un’intervista a MF, che sono state seguite tuttavia anche da alcune smentite. In vista dell’assemblea degli azionisti che si riunirà il prossimo 20 settembre per il rinnovo del board il banchiere, che detiene una partecipazione nella banca ligure del 5,4% – che secondo una fonte riportata da Reuters potrebbe salire oltre il 9,9% – ha auspicato una fusione di Carige con altre banche italiane, facendone i nomi: Banco BPM e Ubi Banca, considerate, a detta dell’azionista, partner ideali.

Ma da entrambi gli istituti è arrivata la smentita. Ubi Banca ha definito “assolutamente destituita di fondamento qualsiasi ipotesi aggregativa” con Banca Carige, mentre una portavoce di Banco BPM ha smentito qualsiasi ipotesi di fusione con altre banche.

Eppure per Mincione la strada è quella. Così a MF:

“È anacronistico continuare a perseguire una politica stand alone, soprattutto con queste condizioni macroeconomiche. Sposo la linea della Bce, in termini di concentrazioni di mercato. Ma sono azionista e non voglio svendere. Se diventerò il presidente intenderò definire un percorso chiaro e coerente e portare a compimento un’operazione di mercato”, sottolineando che “ora a un mese dall’assemblea e come ipotesi di scuola vedo le opzioni Banco Bpm e Ubi ben posizionate e affiancate. Ma esistono anche altre opzioni di mercato”.

Il banchiere ha fatto anche i nomi di altre due banche: Bper Banca e Credem, nomi che “possono aver senso”.

“Ma c’è spazio per delle sorprese”, ha continuato, bocciando invece l’idea di una opzione straniera.

“Dopo aver visto Pioneer finire in mani straniere, questa idea mi fa stare male”.

L’altro ieri Mincione ha presentato la lista dei candidati, riproponendo l’amministratore delegato uscente Paolo Fiorentino per la carica di numero uno della banca; Mincione ha anche riferito di aver firmato un accordo con gli investitori Aldo Spinelli e Gabriele Volpi, entrambi a favore della lista da lui presentata. Da segnalare che Volpi detiene una partecipazione del 9% nella banca.

Nella nota diramata, l’imprenditore ha sottolineato che la lista dei candidati presentata è “la migliore soluzione” per proteggere gli azionisti. Inoltre, nell’auspicare una fusione, ha affermato che “Banca Carige ha bisogno di andare avanti velocemente nel percorso di ripresa che è stato lanciato da Paolo Fiorentino…senza perdere del tempo prezioso”.

Lo scorso giovedì Malacalza Investimenti, la holding dell’imprenditore locale Malacalza che detiene il 23,96% di Carige, ha presentato la sua lista di candidati, che include nomi noti nel mondo della finanza, come Fabio Innocenzi e Pietro Modiano.

Fiorentino è il terzo AD che Malacalza vuole far fuori, dopo essere diventato azionista di maggioranza nel 2014.