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Banca Carige chiude 121 filiali, esuberi lievitano a quasi 1000 dipendenti

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Riduzione del 20% delle risorse nell’arco del piano e  chiusura di 121 filiali. Sono tra le misure più eclatanti del piano al 2020 di Banca Carige che accelera per una veloce riduzione dei costi del gruppo nell’ambito di un’ampia rivisitazione del modello operativo e gestionale, con l’obiettivo di recuperare i gap di efficienza operativa rispetto al benchmark di mercato. I costi operativi saranno ridotti del 23%. 

La razionalizzazione della Rete prevede la chiusura di 121 filiali con l’introduzione di modelli “Lean” cashless/cash light. Banca Carige prevede anche di ridurre l’organico del 20% a fine piano e a proseguire l’oculata gestione delle Altre Spese Amministrative (ASA) con riduzioni previste per 55 milioni di euro nel corso del Piano (-26%). La gestione dell’ICT, prosegue una nota di Banca Carige, sarà rivisitata in chiave strategica, attraverso l’esternalizzazione a primari partner industriali in grado di accompagnare la Banca verso una maggiore digitalizzazione con conseguente miglioramento dei processi e modelli di back office.

I dipendenti di Banca Carige scenderanno a circa 3.900 unità dalle 4.863 di quest’anno. Il precedente piano, che risale a febbraio, era di ridurre i dipendenti a quota 4.367. 

Aumento di capitale, cessioni e conversione bond subordinati
Elemento portante del nuovo Piano 2017-2020 è la manovra di rafforzamento della struttura patrimoniale del gruppo. In tal modo l’istituto ligure conta, già a partire da fine 2017, di portare i coefficienti patrimoniali sopra agli attuali target BCE.
Il CET1 fully loaded è previsto salire al 12,5% già da fine 2018, grazie all’implementazione di misure già individuate e in corso di definizione quali l’aumento di capitale da 560 milioni di euro da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea Straordinaria degli azionisti convocata per il 28 settembre, di cui 60 milioni di euro riservabile ai destinatari dell’operazione di LME (conversione bond subordinati in bond senior), da realizzarsi entro il 2017. L’aumento è assistito da un accordo di pre-garanzia (soggetto a termini e condizioni standard per operazioni di questa natura e ad alcune disposizioni specifiche) siglato con Credit Suisse e Deutsche Bank.

Sono poi previste cessioni di asset, tra cui alcuni immobili di pregio, la società di credito al consumo
Creditis S.p.A., la cessione del ramo di business merchant book e la piattaforma di gestione degli NPL. Dalle dismissioni, il cui processo è in avanzato stadio di implementazione, e dall’operazione di LME, che verrà effettuata successivamente a valle dell’Assemblea, è atteso un rafforzamento patrimoniale per oltre 480 milioni di euro.