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Banca Carige: aumento capitale ci sarà ma “fortemente diluitivo”. Titolo non fa prezzo, teorico -48%

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In primo piano oggi l’intervista che l’AD Paolo Fiorentino ha rilasciato al Secolo XIX.

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Pericolo sventato, i principali soci di Banca Carige trovano l’accordo con le grandi banche per la costituzione del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale, condizione sine qua non per il via libera alla ricapitalizzazione della banca.

Dopo giorni di trattative serrate in cui è tornato in Italia lo spettro delle risoluzioni bancarie, l’intesa per l’istituto è stata trovata.

L’aumento di capitale, del valore di 560 milioni di euro, si farà, e sarà “fortemente diluitivo”, come ha confermato stamattina, in una nota, Borsa Italiana.

I titoli Carige rientrano nelle contrattazioni di Borsa, dopo la sospensione decisa dalla Consob la scorsa settimana, a seguito dello stop all’aumento di capitale. La Commissione specifica che la revoca è efficace da oggi, precisando che, dopo “la comunicazione di Banca Carige in merito all’operazione di aumento di capitale, può ritenersi ripristinato un corretto quadro informativo relativo ai titoli emessi o garantiti da Banca Carige”.

Il rientro nelle contrattazioni, tuttavia, non avviene: il titolo di Banca Carige non riesce a fare prezzo, e segna un crollo teorico -48%.

Tornando all’accordo raggiunto, questo è stato reso possibile grazie all’impegno dei principali azionisti del gruppo. Il primo socio Malacalza Investimenti si è impegnato di fatto a sottoscrivere l’aumento di capitale coerentemente con la quota attualmente detenuta, pari al 17,6%.

Stesso impegno confermato dagli altri principali soci: Gabriele Volpi, attraverso la Compania Financiera Lonestar, ha confermato il proprio 6% e si è impegnato a salire al 9,9%, Aldo Spinelli ha deciso di sostenere l’aumento di capitale (attraverso la Spininvest) in relazione alla partecipazione detenuta, pari allo 0,45% e l’impegno di Gruppo Cooperative Liguria è arrivato in base alla quota dell’1,76%.

Banca Carige ha così firmato gli accordi di costituzione del consorzio di garanzia con le banche
Credit Suisse, Deutsche Bank e Barclays.

A sostenere l’operazione, inoltre, farebbero la loro parte secondo alcune indiscrezioni anche Intesa SanPaolo, Generali e UnipolSai, che parteciperebbero alla ricapitalizzazione convertendo le obbligazioni in azioni.

L’intenzione è di far partire l’aumento di capitale dopodomani, mercoledì 22 novembre, con termine al 6 dicembre prossimo “chiedendo deroga rispetto al Calendario di Borsa che in questo caso indicherebbe quale data di inizio per l`esercizio dei diritti di opzione, lunedì 27 novembre”.

In base ai termini dell’operazione, l’istituto emetterà 49.810.870.500 nuove azioni ordinarie, prive di indicazione del valore nominale, aventi godimento regolare, da offrire in opzione agli azionisti ordinari e di risparmio della Banca e di stabilire il rapporto di opzione in numero 60 nuove azioni per ogni azione ordinaria e/o di risparmio posseduta.

Riguardo alla tranche di riserva, Banca Carige ha deciso di emettere 6 milioni nuove azioni ordinarie, prive di indicazione del valore nominale, aventi godimento regolare, al prezzo di emissione di 0,01 euro per ogni nuova azione ordinaria. Il controvalore massimo della tranche riservata sarà pertanto pari a 60 milioni di euro.

La banca ha precisato inoltre che l’aumento di capitale presenta un rapporto tra il prezzo teorico ex e il prezzo cum, stimato sulla base del prezzo di riferimento alla data in cui i termini dell’operazione di aumento di capitale sono annunciati, inferiore alla soglia di 0,3 e, pertanto è la stessa società a ritenere, ai sensi della comunicazione Consob, che l’aumento debba considerarsi iperdiluitivo.

In primo piano oggi anche l’intervista che l’AD Paolo Fiorentino ha rilasciato al Secolo XIX. Fiorentino sottolinea che altri investitori sono interessati a Carige ma risponde con un no categorico alla domanda se sia possibile fare nomi.

Certo c’è Unipol, ma “non anzitutto”. Anche perchè, “se Unipol entrerà non sarà ovviamente decisiva”. La novità risiede piuttosto nel fatto che “abbiamo portato a casa investitori stabili di taglia internazionale su quello che tecnicamente si chiama ‘primo accollo’: significa che si sono impegnati a entrare sull’inoptato, prima del consorzio di garanzia”.

Fiorentino rilascia anche alcune dichiarazioni al Financial Times, dicendo chiaramente che le trattative per mettere in sicurezza la banca sono state complicate dalla pubblicazione, lo scorso mese, dell’addendum della Bce, che contiene proposte, non ancora approvate, su come le banche dovranno, dal prossimo 1° gennaio, procedere agli accantonamenti per aumentare la copertura sul rischio rappresentato dai crediti deteriorati.

Si tratta di regole sostanzialmente più severe che, secondo Fiorentino, hanno inciso sul sentiment di mercato nei giorni precedenti di febbrili trattative. A ciò si è unito l’effetto dell’annuncio dell’aumento di capitale di 700 milioni di euro da parte di Creval, Credito Valtellinese, che ha una capitalizzazione di appena 140 milioni di euro.

“Questi due fattori in rapida successione – ha detto Fiorentino – hanno minacciato di chiudere il mercato istituzionale”.

E. nel frattempo, gli analisti iniziano a tirare le loro somme con Banca Akros, per esempio, che sottolinea che, a suo avviso, “Carige diventerà una ‘penny stock’ di difficile negoziazione, ma dovrebbe essere messa nelle condizioni di lavorare alla realizzazione del suo business plan”