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Bagno di sangue sulle criptovalute, Bitcoin buca $10.000. Tether unico a salvarsi

Il tether è l’asset digitale che viene visto come collegamento tra il mondo delle monete digitali e quello delle monete tradizionali.

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Il sentiment era già negativo, ma nelle ultime 24 ore è sfociato in un vero e proprio bagno di sangue, che ha colpito l’intero comparto delle criptovalute. Si è salvato solo il Tether, l’asset digitale che viene visto come collegamento tra il mondo delle monete digitali e quello delle monete tradizionali, in quanto collega ogni gettone a una valuta tra quelle regolamentate ed emesse dalle varie banche centrali, dunque a una valuta fiat.

Il rapporto Tether-dollaro è, per esempio, di 1:1, il che significa che ogni moneta Tether vale 1 dollaro, anche se il prezzo tende a oscillare.

Oggi è stata proprio questa criptovaluta a salvarsi dal pesante sell off che ha investito le 20 principali criptovalute – per valore di mercato – con perdite di due cifre su base percentuale.

Il Bitcoin è precipitato anche sotto la soglia di $10.000 con un calo -17%; male anche l’Ethereum, che con il Litecoin ha perso -19% circa, stando alle rilevazioni di CoinMarketCap.

Ancora peggio è andata al Ripple -26%, al Bitcoin Cash -24%, allo IOTA -27% e al Monero -22%.  Nei minimi intraday, le monete sono arrivate a vedere addirittura dimezzato il loro valore.

Il trend delle criptovalute si è successivamente stabilizzato, grazie anche all’arrivo di trader dip-buyer: ma ciò non ha ribaltato il bilancio negativo delle ultime ore, che conferma la fase ribassista che sta interessando gli asset dall’inizio del 2018.

Il Bitcoin ha poi recuperato terreno riagguantando e superando la soglia di $10.000, a $10.831, dopo aver perso -26%.

Il giro di vite annunciato o minacciato dalle autorità di regolamentazione asiatiche, in particolare quelle della Corea del Sud e della Cina – quest’ultima pronta a vietare il trading delle criptovalute – ha alimentato le preoccupazioni sul futuro di questi asset, già caratterizzati di per sé da una elevata volatilità.

Tra l’altro, anche negli Stati Uniti i controlli si stanno intensificando, tanto che BitCommet è stato costretto a chiudere la propria piattaforma di monete digitali dopo aver ricevuto due lettere dalle autorità statali sui mercati Texas State Securities Board e North Carolina Secretary of State Securities Division.

In Corea del Sud inoltre, è stato lo stesso ministro delle Finanze Kim Dong-yeon ad affermare nel corso di un’intervista radiofonica che il settore è in preda a una speculazione irrazionale, che deve essere di conseguenza affrontata con una regolamentazione razionale.

Intanto Bloomberg chiede e si chiede: “La bolla del Bitcoin è per caso già scoppiata? E, ancora, il destino della moneta digitale è quello di crollare come è accaduto ad altre ben note bolle speculative, insieme a quella dei tulipani e dot-com?”

L’intensità del rally che il Bitcoin ha segnato prima di perdere fino a -48% dal record dello scorso 18 dicembre “suggerisce che gli investitori hanno motivo di essere preoccupati”.

Bloomberg presenta un grafico, che mostra come di fatto il valore della moneta digitale, che negli ultimi tre anni è balzato di quasi 60 volte, sia stato davvero straordinario, e superiore a quello messo a segno dal Nasdaq Composite Index negli anni Novanta.

Il boom fa impallidire anche quelli che hanno preceduto la bolla dei tulipani esplosa in Olanda nel 1630, e le bolle della Compagnia del Mississippi e quella dei Mari del Sud del 18esimo secolo.