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Azioni globali in mercato Orso, la paura infiamma l’oro (+17% da inizio anno)

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Risk-off sempre più marcato sui mercati globali con l’indice MSCI World entrato in mercato orso, ossia in calo di oltre il 20% dai massimi storici toccati lo scorso maggio. Ieri l’azionario Europa è sceso ai nuovi minimi dal settembre 2013. Turbolenze che hanno alimentato la richiesta di asset rifugio. Spicca la riscoperta in queste ultime settimane dell’oro, il cui prezzo è salito ieri fino a quota 1.263,4 con un balzo di oltre il 4%. 
La crescente avversione al rischio sui mercati sostiene il metallo giallo ritenuto uno degli asset più sicuri in contesti di incertezza. L’oro trova sponda anche nella discesa del dollaro con gli investitori sempre più convinti che la Federal Reserve non effettuerà rialzi dei tassi nel breve termine. 

Da inizio anno l’oro segna un progresso di oltre il 17% (quasi +12% nelle ultime due settimane).  Questa settimana si avvia alla conclusione con il saldo migliore dal lontano 2011. Tra gli altri asset rifugiosi segnala anche lo yen che ha toccato i massimi a 15 mesi contro il dollaro Usa con il bond governativo decennale che questa settimana è sceso per la prima volta in territorio negativo.  “Lo scetticismo sui mercati nell’ultima settimana si sia tramutato in vero e proprio pessimismo – sottolinea Vincenzo Longo, market strategist di IG – . I mercati sono sull’orlo di una crisi di panico. A conferma di ciò, continuano ad aumentare i flussi in acquisto verso i beni rifugio, tra cui oro, yen e titoli di Stato (tra cui Bund, Treasury e Gilt)”.

WGC: investitori allarmati da minaccia recessione globale 
Ieri il World Gold Council ha riferito che nel 2015 la domanda di oro è stata piatta a 4.212,2 tonnellate rispetto alle 4.226,4 dell’anno precedente con però le banche centrali che hanno aumentato gli acquisti nella seconda metà dell’anno. Alistair Hewitt, head of market intelligence del World Gold Council, ha rimarcato che il forte appetito per l’oro registrato alla fine dello scorso anno è proseguito anche nel mese di gennaio con le preoccupazioni circa l’economia cinese e il tonfo dei prezzi petrolio che hanno innescato un massiccio sell-off del mercato azionario. “Gli investitori, in particolare quelli istituzionali, sono sempre più preoccupati per la minaccia di una recessione globale e come questo potrebbe influire sul sistema bancario – commenta Hewitt – e non è una sorpresa che abbiamo visto afflussi in ETF sull’oro per 54 tonnellate nel mese di gennaio”.