Azioni cinesi da record solo a Hong Kong, per gli analisti pesa la sopravvalutazione

Inviato da Marco Barlassina il Ven, 15/06/2007 - 13:33
Il China Enterprise Index, il listino di Hong Kong che comprende 41 azioni H di società cinesi acquistabili da investitori esteri, ha raggiunto questa notte il suo massimo storico a 11434 punti, chiudendo con un rialzo del 2,35%. E' risultato invece relativamente poco mosso il Csi 300 sulle azioni scambiate a Shanghai e Shenzen (+0,58%). Una risposta al differente andamento dei due indici è rintracciabile nelle diverse valutazioni dei listini. A Shanghai il rapporto tra prezzi e utili supera il valore di 40, a Hong Kong si attesta a 20. Restano dunque di attualità gli interrogativi sulla valutazione del mercato cinese e i timori di ulteriori correzioni.

 

E' ancora vantaggioso puntare sul mercato azionario cinese? Di sicuro non è il momento di sovrappesarlo, suggeriscono oggi gli analisti di Morgan Stanley in un report odierno all'interno del quale il giudizio sul mercato è sceso da overweight a equal weight. Gli analisti sono preoccupati che i guadagni della borsa abbiano ecceduto le prospettive degli utili.

 

E' dunque una questione di valutazione. Il Morgan Stanley Capital International China Index lo scorso anno è cresciuto dell'86%, mentre il Csi 300 ha più che raddoppiato il suo valore dall'inizio del 2007. A ciò occorre aggiungere che dall'11 luglio 2005 al 29 maggio 2007, punto di minimo e massimo degli ultimi due anni l'indice di Borsa composito di Shanghai ha guadagnato il 328%. Nello stesso periodo le A-shares, riservate a investitori locali, hanno fatto registrare una performance analoga, mentre le B-shares, disponibili per gli investitori esteri, hanno guadagnato il 456%.

 

Non va dimenticato però che tra il 2001 e il 2005 la borsa cinese è stata in continuo calo, sottoperformando il resto della regione. Dal 2001 a oggi l'indice di Shanghai ha guadagnato il 200% circa, contro il 350% circa dell'India e l'oltre 300% della Corea. Il rally degli ultimi due anni potrebbe essere letto, in parte, come recupero del terreno perso in precedenza.

 

I dubbi sulle valutazioni espressi da Morgan Stanley si ritrovano anche in un report di Bsi raccolto oggi da Finanza.com. "Buona parte del rally - si legge - sembra derivare dall'euforia degli investitori, come dimostrato anche dalle continue aperture di nuovi conti (media dell'ultimo mese di 300mila al giorno, ndr). Guardando al rapporto P/E la Borsa cinese appare sopravvalutata, con l'indice delle A-shares che mostra un rapporto prezzo/utili superiore a 40, dal 17,5 di giugno 2005. Va tuttavia notato che il rapporto P/E è poco superiore alla media di lungo periodo (37) ed è ancora lontano dal picco raggiunto nel 2000. Nell'analisi di Bsi la Borsa cinese appare costosa anche se confrontata con le Borse dei paesi vicini. Il P/E si attesta a 25 in India, a 19 in Corea e a 16 a Taiwan. "Per l'indice di Shanghai - aggiungono da Bsi - un utile strumento può essere il confronto con l'Hang Seng China Enterprises Index (HSCEI), indice delle azioni cinesi quotate a Hong Kong, che attualmente ha un P/E inferiore a 20".

 

"Ciò detto - viene chiarito - il recente calo delle quotazioni non sembrerebbe legato ad un peggioramento dei fondamentali (non si vede ancora, ad esempio, un'erosione degli earnings, che stanno crescendo a tassi vicini al 30% per le A-shares e del 60% per le B-shares), ma al tentativo delle autorità di sgonfiare la bolla prima che questa diventi incontrollabile", anche a livello sociale visto che si stima che almeno 150 milioni di cinesi (fonte Emerging Markets Monitor), abbiano investito in borsa. "Alla luce di quanto detto, siamo cauti sulla Borsa cinese nei prossimi mesi, consci che gli sviluppi futuri dipenderanno in larga misura dalle mosse delle autorità", concludono gli analisti.

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