Azionario Usa: non è tempo di stare alla finestra

Inviato da Alessandro Piu il Ven, 27/07/2012 - 11:20
Dollaro forte e debolezza dell'economia globale sono le ragioni addotte dalle società Usa per giustificare l'abbassamento dei profitti. Alle prese con la stagione delle trimestrali, la corporate America finora non ha deluso le aspettative, anzi nella maggior parte dei casi le ha battute. Con un grosso asterisco però.

Nell'Investor Update settimanale Charles Rotblut, chief financial advisor dell'American association of individual investors, fa un bilancio dei risultati finora pubblicati dalle aziende Usa. "Fino ad ora - si legge nel report - il risultati del secondo trimestre sono andati meglio del previsto. Su 260 società che li hanno resi noti il 67% ha superato le aspettative. Più di quanto accade in media (62%)". Ma davvero i risultati sono stati superiori alle attese o sono le attese ad essere scese al di sotto dei risultati? "Durante tutto l'ultimo trimestre - continua Rotblut - analisti e broker hanno ridotto le previsioni di utile e sembra lo abbiano fatto in maniera sufficiente. Il consensus di Thomson Reuters a inizio aprile indicava una crescita degli utili del 9,2% medio nel secondo trimestre. Oggi la soglia che si ottiene considerando sia gli utili già pubblicati che le previsioni sulle società che devono ancora rendere noto il bilancio si attesta al 6,1%". Inoltre se si guarda ai ricavi, la buona impressione che si può ricavare dagli utili scompare: "Solo il 41 per cento delle società che hanno pubblicato i risultati ha rispettato le attese".

Questa riflessione non è tuttavia una ragione sufficiente per non guardare con interesse al mercato Usa. I prezzi delle azioni rimangono infatti conveniente. L'analisi del rapporto prezzo/utili indica che l'S&P500 sta scambiando a 13,2 volte i profitti dell'ultimo esercizio e a 12,3 volte gli utili stimati da Thomson Reuters. Inoltre il rendimento delle azioni si attesta al 7,4%, decisamente meglio di un Treasury abbondamente sotto il punto e mezzo percentuale.
Pertanto, conclude Rotblut, " anche se non si può escludere che i mercati scendano ancora, rimanere alla finestra ora potrebbe far correre il rischio di perdere un eventuale rally nei prossimi mesi. Una salita dei mercati che potrebbe essere innescata dal raggiungimento di un accordo a Washington su bilancio e tassazione o dalle mosse di Federal Reserve e Banca centrale europea". Il primo assaggio lo si è avuto ieri con la dichiarazione di Mario Draghi a pieno sostegno della valuta unica. Bernanke potrebbe invece battere il suo colpo nella riunione del Comitato di politica monetaria di settimana prossima presentando un nuovo programma di Quantitative easing, magari con una forma differente dai precedenti due.
COMMENTA LA NOTIZIA