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Azionario globale vale il 102% del Pil mondiale. Dato Cina scatena rally rame e zinco

Sebbene offuscato da non pochi dubbi sulle manovre che le autorità di Pechino sarebbero pronte a varare, il Pil cinese ha dato una spinta alle materie prime, ai metalli industriali …

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Azionario cauto dopo gli acquisti della scorsa settimana, che hanno portato la capitalizzazione globale delle borse a balzare di ben $1,5 trilioni ($1.500 miliardi), a $76,28 trilioni: un rally di ben +18,6% dalla vittoria di Donald Trump all’Election Day dell’8 novembre scorso.

Il grafico mette in evidenza il parallelismo tra gli acquisti che si sono riversati sull’azionario globale negli ultimi mesi e quelli scatenati dai programma di Quantitative easing della Fed QE2 e QE3.

Con i recenti acquisti, l’azionario globale arriva a valere il 102% dello stesso Pil mondiale, per la prima volta dal dicembre del 2007.

Il trend nella sessione odierna è improntato alla cautela, anche e in vista dell’attesa per la riunione della Bce, che si terrà mercoledì e giovedì 19 e 20 luglio a Francoforte.

Detto questo, l’azionario globale oscilla ancora nei pressi del record degli ultimi quattro anni e mezzo, e la fiducia degli investitori è sostenuta dalle buone notizie che arrivano dalla Cina, e relative al rafforzamento del Pil.

Nel secondo trimestre dell’anno, il dato ha segnato infatti un rialzo del 6,9%, battendo le attese, grazie alla ripresa della produzione industriale e dei consumi. A incidere positivamente è stata anche la solidità degli investimenti.

Sebbene offuscato da non pochi dubbi sulle manovre che le autorità di Pechino sarebbero pronte a varare, il Pil cinese ha dato una spinta alle materie prime, ai metalli industriali e ai metalli preziosi.

Il rame è balzato dell’1% a $5.983,50 la tonnellata, oscillando sui massimi dallo scorso 2 marzo. Bene anche l’oro, attorno a $1.229,90 l’oncia, e ancora meglio fanno lo zinco +1,7% e il minerale di ferro +2,4%. Il petrolio WTI sale sopra $46 al barile.

Sul forex, euro debole attorno a $1,1458. Anche la sterlina è lievemente sotto pressione, a $1,3072, mentre il dollaro recupera terreno nei confronti delle principali valute delle economie del G7, ponendo fine al trend ribassista durato cinque sessioni. I tassi decennali sui Treasuries Usa rallentano al 2,32%, dopo aver perso cinque punti base la scorsa settimana.

Un altro grafico mette intanto in evidenza il calo, sempre a livello mondiale, dell’avversione al rischio, con l’indice di riferimento Citi Global Risk Aversion Macro Index che cede alla media testata nel periodo pre-crisi. A conferma del fatto che, per ora, l’appetito degli investitori per il rischio, è ancora vivo.