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Azionario globale in rally, Dow Jones record oltre 25.000. E’ il momento del melt-up?

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Parla Jeremy Grantham, fondatore del gruppo gestore di asset GMO, noto per aver previsto la bolla dotcom e poi quella immobiliare.

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E’ meglio che gli investitori di tutto il mondo si preparino al melt-up dei mercati. E’ l’avvertimento che diversi strategist stanno lanciando, in un contesto in cui l’azionario globale continua a inanellare, a dispetto dei ribassisti, nuovi record.

In primis, visto che si parla dell’intero azionario globale, l’indice di riferimento Ftse All World Index è salito dell’1,7% da quando trader e investitori sono tornati dalle vacanze natalizie, estendendo il rally del 22% segnato nel 2017, il quarto anno migliore da quando l’indice è stato lanciato nel 1993. E segnando record continui per tre sedute consecutive.

In più, dopo aver segnato un nuovo valore di chiusura record, nella sessione di mercoledì, a 24.922,68 punti, il Dow Jones ha avviato la sessione odierna agguantando e superando per la prima volta nella sua storia la soglia dei 25.000 punti. Effetto domino sull’Europa, che vede regina delle contrattazioni Piazza Affari: l’indice Ftse Mib vola di quasi +3%, a 22.508,89 punti, assistendo al poderoso rally soprattutto di FCA, che balza fin oltre +9%.

Tornando a Wall Street e ad altri indici azionari, il Nasdaq Composite aveva già superato due giorni fa quota 7.000 per la prima volta in assoluto. E il Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha terminato oggi la prima sessione del 2018 balzando del 3,3%, confermando il record degli ultimi 26 anni.

Tuttavia, proprio questi guadagni stellari stanno alimentando da un po’ di tempo la paura per l’arrivo del melt-up: si tratta di una situazione che può essere definita di panico al contrario, caratterizzata da buy improvvisi che vengono scatenati più dal momentum e/o dal sentiment, che non dai fondamentali economici.

Sono praticamente casi in cui la corsa agli acquisti viene alimentata più dal timore degli investitori di rimanere indietro e di perdere laute opportunità, che dal miglioramento dei fondamentali economici.

Ciò che spaventa è che i melt-up precedono spesso le fasi di crollo, note come meltdown.

Alcuni analisti hanno parlato di melt-up dell’azionario riferendosi all’inizio del 2010, quando Wall Street puntò verso l’alto nonostante il tasso di disoccupazione fosse ancora alto, e il mercato immobiliare Usa sia residenziale che commerciale continuasse a soffrire.

Guardando alla situazione di oggi, intervistato dal Financial Times Jeremy Grantham, fondatore del gruppo gestore di asset GMO di Boston, e noto per aver previsto la bolla dotcom e poi quella immobiliare, sottolinea:

“In quanto testimone nella storia delle grandi bolle che hanno colpito l’azionario, ammetto che si stanno intravedendo segnali di una fase di melt-up o di esplosione di un mercato toro che dura da tempo“.

Una tale fase – che, si ricorda, spesso precede quella di crolli – secondo Grantham potrebbe terminare “in un arco temporale compreso tra i prossimi sei mesi-e due anni“. Tanto che l’esperto conclude il suo commento con un “Buona fortuna. Ne avremo bisogno tutti”.

Dal canto suo Holger Schmieding, responsabile economista di Berenberg, fa notare che “raramente l’outlook per il nuovo anno è stato incoraggiante come lo è oggi”.

In poche parole, “il party è iniziato”. Tuttavia, “la situazione di forte crescita e di bassa inflazione non durerà per sempre. E’ vero comunque che né gli Stati Uniti, né l’Europa o il Giappone hanno accumulato eccessi tali da richiedere una recessione per fare un po’ di pulizia”. Ciò significa che “il party potrà durare ancora un po’”.