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Azionario globale, Nel secondo semestre il primo catalizzatore della crescita sarà la riforma fiscale Usa. Energy e automotive in sottopeso

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Con l’inizio della seconda metà dell’anno, il momentum rialzista degli utili è risultato più evidente sui mercati azionari sia avanzati che emergenti. I titoli growth, soprattutto le large-cap tecnologiche e i settori più difensivi, stanno vivendo una fase favorevole.  Ma il trend è destinato a continuare, o ci sono segnali di inversione? “Fino a quando l’espansione globale proseguirà, che è il nostro scenario base, i mercati azionari potranno potenzialmente mettere a segno ritorni modesti nella seconda metà dell’anno, in modo più bilanciato tra titoli growth e value e tra large-cap e small-cap”, è il parere di Justin Thomson, Chief Investment Officer di T. Rowe Price. “I settori più ciclici – aggiunge lo strategist – invece, avranno bisogno di un nuovo catalizzatore della crescita economica per registrare dei guadagni sostanziali, in una fase dove la politica monetaria inizia a essere meno di supporto a livello globale”.

Il contesto economico è ancora positivo

Come spiega ancora Thomson, finalmente la ripresa dei profitti ha raggiunto l’Europa core, come dimostrato dall’ondata di revisioni al rialzo degli utili dell’Eurozona, la prima dal 2012. La crescita economica è poi in recupero anche sui Mercati Emergenti. “Per la seconda metà dell’anno, quindi, si delinea uno scenario in cui il taglio delle tasse negli Usa, il ridotto rischio politico in Europa e l’ottimismo di aziende e consumatori contribuiranno all’espansione economica”, spiega lo strategist.

I possibili freni

Perché si realizzi questo scenario è necessario che si avverino alcune condizioni. Non è infatti chiaro se l’amministrazione Trump riuscirà ad attuare le politiche fiscali in grado di spingere ulteriormente la crescita economica e accelerare la ripresa degli utili societari. In mancanza di questo stimolo, i mercati azionari rischiano di essere esposti a una serie di potenziali fattori di freno. “Per primi i segnali di rallentamento dello slancio economico, con gli indici PMI che sembrano aver toccato il picco in diversi Paesi – dice Thomson – Ma anche ulteriori inasprimenti da parte della Fed che intende rialzare i tassi e iniziare a ridurre il bilancio da 4.500 miliardi di dollari potrebbero agire da vento contrario, così come il calo delle certezze sul fronte della politica monetaria dell’Eurozona”. Infine, l’inversione dello stimolo fiscale e monetario in Cina e l’eccesso di offerta sul mercato del petrolio rappresentano altri fattori di potenziale rischio per l’outlook globale.

Outlook settoriale

L’incertezza sull’outlook della crescita globale rende lo strategist riluttante nel prevedere se saranno i settori ciclici o quelli difensivi a trainare l’azionario nella seconda metà dell’anno. I settori attraenti in base ai fondamentali sono pochi, mentre i comparti da sottopesare sono senza dubbio l’energetico e l’automotive. Detto questo, diverse aree presentano opportunità selettive. Per primo il settore tecnologico: il rally del primo trimestre dei big tecnologici aveva sollevato timori sul fatto che il rimbalzo del comparto rispetto alla sottoperfomance del 2016 fosse arrivato troppo velocemente e si fosse spinto troppo avanti. “Crediamo che quei guadagni fossero dovuti a un riallineamento rispetto alla crescita sottostante degli utili – dice Thomson – E continuiamo a riporre fiducia nel potenziale prorompente dell’e-commerce, dei servizi basati su cloud e dei social media, anche se le valutazioni elevate potrebbero rendere alcuni titoli vulnerabili in scenari di avversione al rischio”. In luce anche il settore finanziario: banche e altri intermediari dovrebbero infatti trarre beneficio dall’irripidimento della curva e dall’ampiamento dei margini netti di interesse. “I cambiamenti normativi renderanno più facile per le banche rimborsare il capitale agli azionisti e potrebbero migliorare i return on equità – aggiunge lo strategist – Inoltre l ripresa nell’Europa periferica sta migliorando la qualità dei prestiti, anche se le banche italiane restano indebolite dai livelli cronici di indebitamento”. Infine il settore dell’health care che, come altri comparti difensivi, è stato tra i meno favoriti per gran parte dello scorso anno, nonostante i risultati solidi sul fronte dei ricavi e degli utili. “Il dibattito sulla riforma sanitaria negli Usa genera qualche incertezza, ma lo scenario dei prezzi dei medicinali è migliorato, in una fase in cui la ricerca biomedica continua a fare passi da gigante”, conclude Thomson.