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Azionario globale da record: capitalizzazione supera $50 trilioni, mentre si teme delusione Trump

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L’effetto Trump prosegue: l’attesa per i dettagli del bazooka fiscale che saranno presentati finalmente oggi continua ad alimentare i buy sui mercati azionari di tutto il mondo, tanto che la capitalizzazione dell’indice di riferimento globale MSCI All Country Index supera il valore di 50 trilioni di dollari per la prima volta in assoluto.

Il listino, che monitora la performance di azioni di 46 paesi diversi, è in rialzo di quasi +2% dall’inizio della settimana e di oltre +8% dall’inizio dell’anno.

Il Nasdaq è poco mosso, stretto nel braccio di ferro tra rialzisti e ribassisti, dopo aver testato un nuovo record intraday a 6.037,22 punti. Tra i titoli, occhio a Twitter, che balza di oltre +10% dopo che la società ha reso noto di aver riportato utili migliori delle attese.

Non si assiste, né a Wall Street né sulle borse europee, all’euforia dei giorni immediatamente successivi all’esito del primo turno delle elezioni presidenziali francesi.

La trepidazione, sui mercati, è forte. Tuttavia, proprio le aspettative di quello che dovrebbe essere il taglio delle tasse più imponente della storia Usa hanno permesso all’azionario globale di continuare a correre, inanellando nuovi record.

Intervistato da Bloomberg, Philip Shaw, economista di Investec, spiega gli acquisti che hanno portato l’MSCI All Country Index a segnare un valore di mercato al massimo storico anche con la diffusione di risultati di bilancio, negli Usa, che sono stati positivi, e che hanno “contribuito a far salire ulteriormente” gli indici di Borsa.

E’ un mix di fattori, dunque, ad aver portato l’indice Nasdaq Composite a superare nei giorni scorsi la soglia di 6.000 punti per la prima volta in assoluto e a far precipitare il Vix, l’indice della paura CBOE Volatility Index, al valore più basso in tre mesi.

Oltre all’annuncio della rivoluzione fiscale promessa da Trump, i mercati attendono anche i meeting della Bce e della Bank of Japan, che si terranno entrambi nella giornata di domani.

Riguardo alla Bank of Japan, è importante segnalare che, sebbene rimanga ben al di sotto del target fissato al 2%, l’inflazione del Giappone sta comunque crescendo.

Sulla Bce rimane l’incognita ‘tapering’. E’ improbabile che, nella giornata di domani, e comunque prima di conoscere l’esito finale delle elezioni francesi, Mario Draghi faccia un grande annuncio. Tuttavia, i mercati faranno attenzione a qualunque dichiarazione che possa alimentare il dibattito su una eventuale uscita dall’attuale politica monetaria ultra-accomodante.

C’è attesa inoltre anche per la pubblicazione del Pil Usa, che avverrà alla fine della settimana. Secondo le attese, la crescita dovrebbe essere stata di appena l’1% su base annua, al ritmo più debole in un anno, nei primi tre mesi di quest’anno.

Quanto, in questo contesto, potrebbe incidere la riforma fiscale di Trump?

Sicuramente molto. Konstantinos Anthis, responsabile della divisione di ricerca presso ADS Securities, sottolinea che dopo la diffusione recente di dati macro non sempre positivi, e risultati di bilancio della Corporate America non sempre convincenti, il bazooka fiscale è ancora più importante.

“In un contesto in cui gli indici azionari sono scambiati vicino o a valori record, gli investitori hanno puntato molto sull’annuncio di oggi. E se Trump non riuscisse a fornire i dettagli del suo piano, o non riuscisse a spiegare come intenda finanziarlo, non ci sorprenderebbe un dietrofront del Dow Jones sotto i 20.850 punti e anche dello S&P 500 sotto 2.375 punti”.

Allo stesso tempo, Ipek Ozkardeskaya di LGC crede che se la Casa Bianca riuscirà a soddisfare gli investitori, il Dow Jones potrebbe riuscire a superare il record assoluto di 21.162 “entro questa settimana”.

In caso contrario, dunque in caso di delusione, l’indice rischierebbe di scendere sotto la media mobile degli ultimi 50 giorni, a 20.740 punti.

C’è chi è ancora più pessimista: come Michael O’Rourke, strategist di JonesTrading, convinto che l’annuncio di Trump si confermerà “una enorme delusione”.

“Sarà difficile, se non impossibile, che il presidente riesca a fare in modo che il proprio partito approvi tagli alle tasse massicci. A Washington, sono molti i politici che vogliono che Trump fallisca. E più lui promette e alimenta le aspettative, più sarà probabile che alla fine fallisca”.

Intanto i rendimenti dei Treasuries decennali sono poco mossi al 2,33%, dopo essere saliti per cinque sessioni consecutive.

In Europa l’acquisto sui Bund tedeschi conferma l’incertezza di fondo degli investitori: i tassi sui Bund a 10 anni cedono più del 2% e scendono allo 0,36%, a fronte del rialzo superiore al 2% dei tassi decennali sui BTP, che salgono al 2,31%.  Risultato, lo spread è a un passo dai 195 punti base, in crescita di oltre il 3%.

In attesa di Draghi l’euro è in calo attorno a quota $1,0892, dopo quattro sessioni consecutive di rialzi. Il dollaro si rafforza anche nei confronti dello yen, attestandosi attorno a JPY 111,50.