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Azionario Europa,  Occasioni tra i titoli bond-proxy delle utility e beni di consumo

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Paul Singer di Elliott Management, uno dei gestori hedge con track record più lungo, l’ha definita, “la più grande bolla obbligazionaria della storia mondiale”. Ammonta infatti a 12 trilioni di dollari il valore dei bond in territorio negativo che circolano nel mondo. Ma l’anomalia non lascia indifferente il mercato azionario, vittima dell’effetto domino che comprime le valutazioni azionarie, in quanto il tasso risk-free tende ora a zero. “Con un rendimento così basso sia in termini reali che nominali, gli investitori hanno cercato riparo nei cosiddetti titoli bond-proxy – dice Philip Webster, gestore del team azionario europeo di BMO Global AM – Sebbene questa soluzione segnali un significativo incremento della fiducia, visto che azioni e obbligazioni sono agli antipodi dello spettro di rischio, concordo nel riconoscere maggiore sicurezza ai titoli relativi ai beni di consumo basilari e alle utility, che rendono più del proprio corrispettivo titolo obbligazionario, rispetto ad altri settori”.
 
Il ritorno dei difensivi
 
Ma quanto è necessario pagare per la percezione di questa sicurezza, che è propria del mondo obbligazionario? “Anche se molti sostengono che con tassi e rendimenti ai minimi storici bisognerebbe chiudere gli occhi e acquistare – dice Webster – ritengo che le attuali valutazioni non riflettano adeguatamente il trade-off rischio-rendimento”.  In altre parole, come ha detto Warren Buffett, “è meglio avere una società eccezionale a un buon prezzo, piuttosto che una buona società a un prezzo eccezionale”. “Non importa qual è lo scenario sottostante: il prezzo è fondamentale per i rendimenti che si generano”, concorda Webster. Che spiega: “Facciamo l’esempio di Nestlé: per una crescita dell’utile per azione a una sola cifra si sta pagando un multiplo pari a 22 volte l’utile di quest’anno. Per una miriade di altri titoli, la crescita è in rallentamento, eppure i prezzi azionari hanno ampiamente continuato la propria ascesa, distaccandosi dai fondamentali”. Ben altra storia, secondo il gestore, quella di Novo Nordisk (farma), dove non c’era alcun margine di sicurezza nella valutazione, ma era prezzata per conseguire perfettamente i risultati attesi, che sono arrivati puntuali. Infine Webster cita Air Liquide, molto penalizzata dal mercato per il rallentamento della produzione industriale. La società punta a una crescita delle vendite entro il 2020 tra il 6% e l’8%, quota sostenuta per i due terzi da progetti già in pipeline. Nel terzo trimestre sarà completata l’operazione con Airgas, elemento che porta con sé la possibilità di una crescita superiore e maggiori sinergie in termini di costi. “I rendimenti non sono spettacolari, ma la società ha molte qualità, in termini di stabilità, solitamente propria di asset regolamentati, pur scambiando a un multiplo molto più interessante”, conclude Webster.
 
Timido ritorno dei finanziari
 
Tutto questo la dice lunga su cosa c’è di sbagliato nel mercato azionario. E allora come si stanno muovendo i gestori? “Siamo posizionati dove vediamo titoli di qualità sottovalutati o fuori dalle grazie del mercato – dice Webater – Per esempio, c’è stata una fuga dal settore finanziario, ma, dal nostro punto di vista, le cose non sono così semplici e per noi rappresentano il secondo miglior settore, in termini di performance, da inizio anno”. “Vediamo valore in società di qualità come Handelsbanken, Deutsche Boerse, ING Group, Swedbank e UBS, che forse è quella che mi piace di più: è leader mondiale nel wealth management, ha solide relazioni con i clienti e, nonostante stia fronteggiando alcuni venti contrari (tra i quali l’elevata liquidità dei clienti, i bassi ricavi da transazioni e il passaggio da fondi attivi a elevato margine a strumenti passivi a basso margine), il patrimonio gestito continua a crescere, è ben capitalizzato e mostra un dividend yield interessante”, conclude Webster.