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Azionario cinese scivola con -3%. Pechino ora bacchetta i rally: il caso Moutai

La notizia ha inciso non poco sul sentiment degli investitori, che già temono l’arrivo di un credit crunch in Cina, a causa delle regole più severe che il paese vuole …

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Attenzione all’azionario cinese, vittima oggi di sell off che non si vedevano, in alcuni casi, da più di un anno. Le vendite hanno tramortito tutti i principali indici di Borsa: quello delle blue chip CSI 300 è capitolato del 2,9%, riportando il calo più sostenuto in termini percentuali dal 13 giugno del 2016. Flessione del 2,9% anche per lo Shenzhen Composite Index, mentre il listino dei titoli tecnologici Chinext Composite ha ceduto -2,77%.

Lo Shanghai Composite ha chiuso con un ribasso del 2,2%, affossato dalle perdite che hanno colpito soprattutto i titoli hi-tech, consumi non ciclici e  healthcare.

Effetto domino anche sull’Hang Seng di Hong Kong che, dopo essere tornato alla vigilia a superare la soglia di 30.000 punti per la prima volta in dieci anni, ha ceduto l’1% circa.

Da un lato, tutte le borse asiatiche hanno scontato l’alert sul rischio di squilibri finanziari sui mercati che è emerso dalle minute del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed. Il calo del dollaro ha portato gli investitori a optare per gli asset rifugio. Ha inciso anche la debolezza degli scambi in una sessione, quella odierna, in cui sia la borsa di Tokyo che Wall Street sono chiuse.

La Cina ha tuttavia anche una storia a sé che sta condizionando i mercati e che ha fatto già sentire i suoi effetti sui titoli dei debiti sovrani. Tanto che alcuni analisti intervistati da Bloomberg temono che gli smobilizzi che hanno colpito le obbligazioni del paese ora si stiano spostando sull’azionario, in concomitanza con le nuove decisioni di Pechino, orientata a frenare la crescita del credito e il leverage.

A gelare ulteriormente il sentiment degli investitori che guardano alla Cina è stato il commento – insolito anche per il paese – rilasciato dall’agenzia di stampa statale Xinhua News, sul trend del titolo di Kweichow Moutai, società numero uno in Cina per la produzione di liquori.

Le quotazioni hanno perso l’equivalente di $16 miliardi di valore di mercato, fa notare Bloomberg, dallo scorso giovedì, ovvero da quando l’agenzia ha fatto notare che il loro rally si stava mostrando eccessivo (+91% da inizio 2017). La notizia è stata ribattuta subito dal Global Times, mentre lo Shanghai Stock Exchange, secondo quanto riportato, ha addirittura rimproverato una società di brokeraggio per aver fissato un target price sul titolo troppo aggressivo.

Eppure la stessa Goldman Sachs ha, secondo Bloomberg, rivisto al rialzo il target price sull’azione per ben 11 volte nel corso di quest’anno, e nell’ultima revisione il prezzo stimato è stato aumentato di ben +18% a 881 yuan.

Tra l’altro, con il suo margine operativo pari al 72%, Moutai è la società più redditizia tra le 100 società mondiali più grandi al mondo, in termini di capitalizzazione di mercato. Il suo margine operativo supera, come indica la tabella, quelli di Visa, Mastercard, Facebook, Bank of China.

Sicuramente, tale notizia ha inciso non poco sul sentiment degli investitori, che già temono l’arrivo di un credit crunch in Cina, a causa delle regole più severe che il paese vuole varare per frenare il ricorso sfrenato al credito.

La scorsa settimana, per fare un esempio, le autorità bancarie hanno varato alcune disposizioni volte a vigilare sui rapporti tra le banche commerciali e i loro azionisti. Le autorità hanno anche introdotto altre misure, come quelle per limitare i prestiti al sistema bancario ombra.

Intervistato dalla Cnbc Ken Peng, strategist dell’Asia-Pacifico presso Citi, ha parlato in generale di regole più stringenti da parte della banca centrale cinese sulla gestione della liquidità.

La paura di fondo, come ha spiegato a Bloomberg Castor Pang, responsabile della divisione di ricerca presso Core-Pacific Yamaichi HK, è che “il national team” probabilmente non interverrà più come prima, visto che non si assiste ancora a situazioni di panico e le flessioni, sul mercato azionario, appaiono ordinate.

In questo contesto, sottolinea l’analista, “gli investitori stanno cercando di capire se la banca centrale sia ancora disposta a varare iniezioni di capitali per contrastare quella condizione di scarsa liquidità che si verrebbe a creare se i tassi dei bond continuassero a salire”.

Sicuramente, secondo Pang, “i tassi sui bond stanno salendo troppo velocemente, scatenando timori sui mercati e riflettendo quanto sia limitata la liquidità”. E tutto questo, si ricorda, è nato con “gli investitori che sono scappati dai bond, facendo salire così i rendimenti; fattore che di per sé è negativo per gli utili societari, visto che in questo modo le aziende dovranno far fronte a costi di finanziamento più alti”.

Una “notizia davvero molto negativa per l’azionario, visto che l’impatto di un rialzo così veloce dei tassi sui bond è simile a quello di un aumento dei tassi di interesse”.

Dickie Wong, direttore della divisione di ricerca presso Kingston Securities, ha confermato tra l’altro a Bloomberg che, “dopo l’avvertimento lanciato dall’agenzia di stampa dello stato su Moutai, gli investitori non vogliono essere troppo bullish”.

Detto questo, Wong non è troppo preoccupato: “Si potrebbe dire che siamo in presenza di una correzione, ma non di un crollo dei mercati; il sentiment è ancora positivo, ma dopo i recenti guadagni è il momento di ritirarsi”.