1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Avvio poco mosso per le Borse, a Milano l’accordo di Pomigliano non salva Fiat dalle vendite

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Dopo una apertura positiva le principali piazze europee scivolano sotto la linea della parità. Il Cac cede lo 0,15% a 3.885 punti, il Dax perde lo 0,11% a 6.987 punti, il Ftse 100 sale invece dello 0,14% a 6.005 punti. Stesso copione per Piazza Affari, dove il Ftse Mib lascia sul parterre lo 0,40% a 20.390 punti. A incidere sul sentiment sono i dati Pmi-Hsbc che hanno mostrato che l’inflazione cinese ha registrato una battuta d’arresto a dicembre, con l’indice ai minimi di tre mesi. Dopo le manovre del governo di Pechino verso una stretta dei tassi, a dicembre ha tirato il freno la crescita manifatturiera nel paese asiatico. E’ questo il messaggio che arriva chiaro e tondo dall’indice diffuso da Hsbc Holdings e Markit Economics sceso a 54,4 punti dai 55,3 di novembre.


Nelle sale operative segnalano che la giornata odierna sarà all’insegna di volumi sottili e poche idee. Qualcuno si aspetta che le Borse si prendano una pausa dopo il rally di dicembre e non esclude che i movimenti degli indici potrebbero essere amplificati dai bassi volumi, mentre molti trader hanno già chiuso i propri libri. Nel pomeriggio si guarderà ai dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione Usa. Nell’attesa a Milano i riflettori puntano Fiat (-1,07% a 14,82 euro), all’indomani della firma del nuovo contratto per i 4.600 lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano.

Insieme al Lingotto ieri hanno siglato i sindacati delle tute blu, con l’eccezione della Fiom, che non ha preso parte alla trattativa dopo il no all’accordo del 15 giugno. Con l’intesa si è dato il via all’investimento da 700 milioni di euro per la produzione della Nuova Panda e si sono poste nuove regole per i dipendenti del Lingotto che verranno riassunti dalla newco Fabbrica Italia Pomigliano da gennaio, anche se si tratterà solo di alcune decine di lavoratori, tecnici e impiegati. I sindacati firmatari hanno espresso soddisfazione, mentre per il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, l’intesa è un fatto gravissimo.


Tanto che Fiom, metalmeccanici della Cgil, ha già  proclamato uno sciopero generale di categoria il 28 gennaio per protestare contro gli accordi separati per gli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori definiti “antidemocratici”. Ordini di vendita anche su Exor in ribasso dell’1,30% percentuali a 24,24 euro. Anche Eni (-0,36% a 16,52 euro) fa parlare di sè. Alcuni giornali, citando la stampa brasiliana e portoghese, scrivono che sarebbe possibile la cessione della sua quota del 33,4% in Galp a Petrobas.


Non c’è pace neanche per i titoli bancari con Unicredit in ribasso in questo momento dello 0,31% a 1,593 euro, nonostante le indicazioni del presidente della Fondazione Banco di Sicilia, azionista della banca, che si è detto in un’intervista a La Stampa convinto che “per il gruppo ci sono le caratteristiche e le condizioni per riprendersi”. Giù anche il Banco Popolare (-0,36% a 3,44 euro). E’ ancora l’affaire aumento di capitale a essere argomento principe sul titolo. Dopo Cariverona, secondo La Repubblica, anche Caritorino sarebbe pronta a sottoscrivere l’aumento di capitale da due miliardi dell’istituto.


Alla guida del Ftse Mib si mette invece Finmeccanica (+0,53% a 8,475 euro), all’indomani dell’aggiudicazione di una serie di commesse per oltre 185 milioni di euro attraverso sue controllate. Male Edison (+0,06% a 0,87 euro) che non beneficia di indiscrezioni di stampa secondo cui il gruppo ha concluso il processo di iscrizione alle principali borse del gas dell’Europa continentale per comprare il gas ai prezzi convenientissimi del mercato spot.