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Auto Usa, Obama pensa alla bancarotta pilotata

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L’amministrazione controllata potrebbe essere la sorte preferita dalla presidenza Usa per i due costruttori di auto Chrysler e General Motors. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa statunitense, in particolare dal New York Times, la strada caldeggiata dal presidente Obama prevede che le due case automobilistiche finiscano in stato di insolvenza, sebbene controllata dal governo. L’amministrazione controllata sarebbe l’anticamera per la divisione dei due gruppi in due diverse entità.


Un’ipotesi che nei giorni scorsi era stata ripresa anche dal Wall Street Journal. Entrambe le case, una volta chiesta la protezione nei confronti dei creditori data dal Chapter 11 della legge fallimentare americana, potrebbero utilizzare l’articolo 363 del codice fallimentare per cedere gli asset in attivo a nuove società e creare una bad company in cui riunire invece gli asset in passivo. A titolo di esempio, nella good company di Gm potrebbero essere ricompresi marchi quali Cadillac e Chevrolet.

Ieri il nuovo ceo di Gm, Fritz Henderson, ha lanciato l’allarme sul crescente rischio di fallimento del gruppo. Il manager ha spiegato che l’amministrazione controllata è diventata un’opzione più probabile e diventerà inevitabile se entro il primo giugno gli sforzi di contenimento dei costi e di accelerazione delle cessioni (resta in pista la dismissione di Hummer) non dovessero portare a una svolta. Sarà determinante, come sempre nelle ultime settimane, la posizione di Washington e in particolare della task force sull’auto, a cui spetterà l’ultima parola sul futuro di Detroit.

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