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Auto: 2018 in pareggio per l’Europa. Fca contiene cali con Jeep (+55,6%)    

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Nonostante la frenata di dicembre (-8,7% a/a), alla fine il mercato dell’auto europeo è riuscito a strappare un pareggio nel 2018. Con 15.624.486 vetture immatricolate è stato mandato in archivio sostanzialmente sui livelli dell’anno precedente il bilancio 2018 del comparto delle quattro ruote dell’area Unione Europea con i tre paesi dell’Efta (ovvero Islanda, Norvegia e Svizzera). Un dato tutto sommato positivo se si considerano i diversi elementi che hanno condizionato in negativo le vendite. Tra questi, il Centro Studi Promotor (Csp) segnala la congiuntura economica che pur rimanendo positiva, è gradualmente peggiorata, ma anche l’introduzione a partire da settembre del nuovo sistema di omologazione WLTP problemi di fornitura.

A penalizzare le vendite anche la cosiddetta ‘demonizzazione del diesel‘ per motivazioni più ideologiche che di reale tutela dell’ambiente, sottolineano Gian Primo Quagliano, presidente Csp, con il risultato che molti proprietari di vetture diesel da sostituire ne hanno rinviato la sostituzione nella speranza che la campagna contro questo tipo di motorizzazione rallentasse o nella speranza di trovare una soluzione efficiente come il diesel sul piano dei costi e della possibilità di impiego.

Se si guardano i dati delle singole case automobilistiche, l’andamento è misto. Fca chiude il 2018 con vendite in calo in Europa. Il gruppo guidato da Mike Manley ha visto le immatricolazioni nell’area Ue+Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) cala del 2,3% a quota 1.021.311 vetture lo scorso anno, registrando una flessione del 2,3 per cento. Giù anche la quota di mercato che scende al 6,5% dal precedente 6,7 per cento. In ribasso tutti i marchi della galassia Fca, fatta eccezione per Jeep che ha archiviato l’anno con una crescita del 55,6% a quota 168.674. Quanto alle performance registrate a dicembre, Fca ha immatricolato in questo caso 60.926 vetture (-2,5% a/a), ma ha visto la quota di mercato migliorare al 5,9% dal precedente 5,5% del 2017.

Il 2018 è stato archiviato in leggero rialzo per i tedeschi di Volkswagen (+0,4%) e per i francesi di Renault (+0,8%). Avanza invece il Gruppo Psa che ha registrato vendite in rialzo di oltre il 32% e una quota di mercato che passa dal 12,1% al 16% del 2018 (posizionandosi al secondo poso in Europa, alle spalle di Volkswagen che ha una quota di mercato quasi pari al 24%). Segno negativo per Bmw (-1%), Ford (-2,4) e Daimler (-2,3%).

Le previsioni a tinte fosche

Soffermandosi sulle previsioni per il 2019, il Centro Studi Promotor (Csp) sottolinea che “l’appuntamento con il livello ante-crisi con ogni probabilità non è rimandato al 2019, ma agli anni successivi in quanto le previsioni per il 2019 non sono positive. Oltre alla demonizzazione del diesel peserà infatti sulla domanda il generalizzato peggioramento della congiuntura economica”.

Per quello che riguarda il mercato italiano, il Centro Studi Promotor sottolinea che il risultato del 2018 segna una battuta d’arresto nella fase di crescita con tassi abbastanza sostenuti delineatasi a partire dal 2015. Nello scorso anno le immatricolazioni in Italia sono state 1.910.025 contro quota 1.971.345 del 2017 e anche per l’Italia le previsioni per il 2019 non sono positive. Anzi. E ciò sia per l’andamento dell’economia sia per le misure sull’auto recentemente adottate dal Governo.

“Per la nostra economia non si prevede soltanto un rallentamento della crescita, ma è altamente probabile l’entrata in recessione – sottolinea il Csp -. Il peggioramento dell’economia si rifletterà ovviamente sulla domanda di autovetture che dovrà fare i conti anche con gli incentivi all’acquisto di auto elettriche e ibride e i disincentivi agli acquisti di auto con emissioni di CO2 superiori ai 160 gr per km”. Questo sistema di bonus-malus, secondo il Centro Studi Promotor, determinerà, infatti, un calo delle immatricolazioni di circa 100.000 unità.