1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

L’Australia inaugura la strada del rialzo tassi, ma Usa ed Europa non la seguiranno

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

La crisi può dirsi superata almeno in Australia, divenuta da oggi la prima nazione del G20 ad aver alzato i tassi d’interesse. La Banca centrale australiana ha inaspettatamente portato questa mattina il cash rate al 3,25% dal precedente 3%, livello che corrispondeva al minimo dal 1960. La decisione segnala la possibilità che il paese possa fare da apripista nel processo di certificazione della ripresa economica e quindi di rimozione degli stimoli di politica monetaria. 


Nel suo comunicato l’istituto centrale ha citato, in concomitanza con un miglioramento del clima di fiducia, la presenza di condizioni economiche migliori del previsto, rialzi solo contenuti della disoccupazione, una ripresa delle vendite al dettaglio e dei prezzi immobiliari. Il comitato di politica economica e il governatore Glenn Stevens ritengono pertanto che sia ora prudente “iniziare a rimuovere con gradualità lo stimolo di politica monetaria”. La banca, che si attende per il 2010 una crescita in linea con il trend, ha inoltre prospettato ulteriori rialzi al costo del denaro.  

L’intervento della Banca centrale australiana appare tuttavia difficilmente esportabile proprio perché arriva quale atto dovuto in scia a chiari segnali di ripresa. A differenza di Eurozona e Stati Uniti, l’Australia non è mai entrata in una fase di recessione tecnica (ha registrato crescita negativa solo nel quarto trimestre del 2008) e proviene da due trimestri consecutivi di crescita positiva (+0,6% nel secondo trimestre, +0,4% nel primo). Da una sponda all’altra dell’Atlantico non si registrano quindi passi verso restrizioni all’accesso al credito. E’ solo di ieri sera la dichiarazione di William Dudley, della Fed di New York, secondo il quale la Federal Reserve dovrebbe preferibilmente mantenere l’attuale ampio stimolo monetario per un periodo di tempo esteso in risposta all’elevato tasso di disoccupazione e a rischi di disinflazione giudicati ancora “significativi”.

 

La decisione della Reserve Bank of Australia, prevista da uno solo dei 20 economisti interpellati da Bloomberg per la formazione del suo consensus, ha determinato già dalla mattinata l’apprezzamento del dollaro australiano verso tutte le principali divise. Il dollaro australiano si è rafforzato dell’1,22% sul dollaro statunitense e dello 0,73% sull’euro su yen giapponese ed euro. L’apprezzamento maggiore avviene però nei confronti della sterlina britannica, con un +1,38 per cento.  

Al di fuori dei paesi del G20, la prima manovra di natura restrittiva effettuata da una banca centrale risale al 24 agosto scorso, quando a innalzare i tassi d’interesse di un quarto di punto era stata la Banca centrale israeliana.