Australia in borsa: l'Eldorado per le materie prime

Inviato da Redazione il Gio, 23/03/2006 - 10:14
La Borsa australiana è una rara avis che è stata a malapena sfiorata dallo scoppio della bolla speculativa sui titoli high tech verificatasi nel 2000. Nel corso dell'ultimo lustro, il listino australiano ha chiuso solo un anno (2002) in territorio negativo. La sua composizione e la bassa correlazione con altri mercati azionari industrializzati, lo trasformano in un mercato interessante per gli investitori europei.

L'indice ASX della Borsa australiana è cresciuto dell'86% in soli tre anni ( chiudendo ieri sui massimi storici). Il mercato ha beneficiato di due fattori chiave dell'economia del paese. Il primo fattore: l'ASX ( Australian Stock Excghange) può contare su un peso rilevante delle imprese minerarie e delle materie prime. Secondo fattore: la posizione geo- strategica del paese consente un accesso facilitato al mercato cinese.

La combinazione favorevole costituita dalla forte domanda di materie prime proveniente dal mercato cinese e dalla crescita ininterrotta dei prezzi delle natural resources, rappresenta la variabile spiegare l'impennata degli utili e delle quotazioni dei titoli quotati sul listino australiano. La forte concentrazione del portafoglio sui titoli dei settori chiave del'economia locale, ha permesso ai migliori fondi comuni di investimento specializzati sulla Borsa di Sidney di battere l'andamento dell'indice ASX ( vedi tabella).

A dispetto delle eccellenti performance conseguite negli ultimi anni, i money manager specializzati su questo listino ritengono che la Borsa australiana nasconda ancora potenziali di crescita inespressi. L'analisi degli esperti si basa sull'andamento storico del P/e. La crescita sperimentata dall'indice nell'ultimo triennio non ha impedito al ratio di mantenersi su valori vicini alla media storica (15).

Le previsioni per il 2006 includono un'aspettativa di crescita degli utili aziendali del 15,1% e un rendimento da dividendo del 4,2%. Tuttavia, alcuni analisti australiani sostengono che tali previsioni siano eccessivamente conservatrici. Secondo i gestori più ottimisti, il beneficio per azione per i primi sei mesi dell'anno fiscale ( da luglio a luglio) supera il 15%, i dividendi sono cresciuti del 26% e il pay out (parte del beneficio che viene destinato all'azionista) è stato del 68%.

L'unico rischio nel breve termine risiede nei rialzi dei tassi di interesse (o il costo della crescita). Dinanzi a questa eventualità, i gestori stanno optando per una riduzione dell'esposizione ai settori più sensibili all'andamento del costo del denaro ( utilities e immobiliare). A cura di www.fondionline.it
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