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Aussie scivola ai nuovi minimi da 2011

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Riprende con vigore il trend discendente del dollaro australiano che questa mattina ha aggiornato i minimi a oltre 2 anni e mezzo. Il cross AU$/US$ è sceso con decisione sotto quota 0,95 toccando un minimi a 0,9435, livello più basso dall’ottobre 2011. Il cosiddetto aussie è reduce da un mese di maggio all’insegna delle vendite con un calo del 7% rispetto al biglietto verde a causa dei crescenti timori sulla crescita legati alle attese di una debole domanda da parte della Cina, principale partner commerciale dell’Australia. Prospettive di rallentamento economico che potrebbero indurre nei prossimi mesi la Reserve Bank of Australia (Rba) a tagliare nuovamente il costo del denaro. Martedì la Rba ha lasciato i tassi al 2,75% rimarcando però che il tasso di cambio rimane alto considerando il calo dei prezzi all’esportazione che ha avuto luogo nel corso dell’ultimo anno e mezzo con le basse pressioni inflattive che lasciano aperta la porta per ulteriori mosse espansive.
Oggi intanto il surplus della bilancia commerciale australiana si è mostrato di soli 28 milioni di dollari australiani ad aprile dai 555 milioni registrati a marzo (consensus era 215 mln). Pesa l’inattesa contrazione delle esportazioni calate di circa un punto percentuale.

Tra le altre valute oggi riflettori puntati sull’euro in attesa dei responsi della riunione odierna della Bce. Il cross euro/dollaro è salito fino a 1,3126, massimi a quattro settimane. Il consensus di mercato è quasi unanime nel prevedere un nulla di fatto con tassi fermi allo 0,5% dopo il taglio di 25 punti base apportato a inizio maggio. Tra i 59 analisti interpellati da Bloomberg solo Morgan Stanley e IHS Global Insigh stimano un taglio dei tassi allo 0,25%. Lo scorso mese il presidente della Bce, Mario Draghi, aveva inoltre aperto all’ipotesi di un tasso sui depositi in negativo (attualmente è pari a zero) a cui hanno fatto seguito diversi commenti da parte degli esponenti dell’Eurotower che hanno fatto emergere discordanti visioni circa l’utilità e i rischi di una mossa del genere. Tra gli economisti c’è chi come il presidente dello ZEW Center for European Economic Research, Clemens Fuest, ritiene che una mossa del genere sarebbe un segnale “molto negativo” poiché rispecchierebbe come la banca centrale valuta la situazione economica.