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Aussie non paga deboli dati mercato lavoro, $/Y flirta con quota 100

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Dopo un iniziale dietrofront a seguito della diffusione dei deboli dati sul mercato del lavoro in Australia, il dollaro australiano ha prontamente recuperato terreno beneficiando del risk on che caratterizza anche oggi i mercati. Il cosiddetto aussie viaggia a quota 1,056 rispetto al dollaro Usa, sui nuovi massimi a 2 mesi e mezzo.

Il tasso di disoccupazione australiano a marzo è balzato a sorpresa al 5,6%, sui massimi dal novembre 2009 e sensibilmente superiore alle attese del mercato che si attendeva una lettura invariata rispetto a febbraio a quota 5,4%. Lo scorso mese il numero di occupati ha evidenziato un calo di 36.100 unità dopo la creazione di 74mila posti di lavoro di febbraio che era risultato il maggior aumento degli ultimi 13 anni. Debolezza del mercato del lavoro che potrebbe indurre la Reserve Bank of Australia a riprendere la via del taglio del costo del denaro, fermo al 3% dallo scorso dicembre.

Prosegue anche il momento positivo del dollaro neozelandese che viaggia a ridosso di quota 86 centesimi di dollaro, il massimo dall’agosto 2011 toccato alla vigilia. Tra le valute asiatiche tiene ancora banco lo yen e la sua corsa al ribasso dettata dalla politica monetaria ultra-espansiva annunciata settimana scorsa dalla Bank of Japan con acquisti di asset al ritmo di 7mila miliardi di yen al mese. Ieri il cross dollaro/yen si è portato ad un soffio da quota 100 (99,88) sui massimi dall’aprile 2009. Debolezza della divisa nipponica che sta alimentando il rally borsistico di Tokyo con il Nikkei che ha aggiornato i massimi a 5 anni. “Qualora superasse i 100 il cambio USDJPY si potrebbe portare velocemente a 105,50”, commentano oggi gli analisti di CMC Markets.

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