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Aussie e kiwi pimpanti nonostante negative indicazioni dalla Cina

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Forte volatilità oggi sul dollaro australiano. Il cosiddetto aussie è prima ridisceso sotto quota 0,91 rispetto al dollaro Usa in scia al balzo dell’inflazione cinese a giugno (+2,7% a/a rispetto al +2,1% precedente), avvicinando i minimi dal settembre 2010 toccati settimana scorsa (0,9037), per poi risalire fino a ridosso di quota 0,92 rispetto al biglietto verde. Sul mercato si incomincia a valutare un riposizionamento sull’aussie che nel corso del secondo trimestre era stato fortemente penalizzato cedendo oltre l’11% (peggior trimestre dal 2008).

L’aumento delle pressioni inflattive in Cina era stato inizialmente accolto male in un primo momento dal mercato poichè potenzialmente acuiva le preoccupazioni legate all’export dell’Australia che ha nella Cina il suo principale partner commerciale. In particolare il timore è che le pressioni inflattive impediscano alla banca centrale cinese di agire a sostegno della crescita. Indicazioni negative sono arrivate anche dall’indice delle condizioni di business in Australia, sceso a giugno a -8 punti, sui minimi dal maggio 2009. In risalita da -1 a 0 punti invece l’indice sulla fiducia delle imprese.

Acquisti anche sul dollaro neozelandese che sale di oltre l’1% a quota 0,7877. Il kiwi beneficia del balzo ai massimi a 4 anni della fiducia delle imprese neozelandesi.