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Aussie in scia dei dati cinesi, dollar index ai minimi da quasi due mesi

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Le notizie in arrivo da Pechino spingono l’aussie. L’autorità doganale del Dragone oggi ha annunciato che a luglio le importazioni, scese dello 0,7% nella precedente rilevazione, hanno evidenziato una crescita annua a due cifre (+10,9%, consenso +2,5%) facendo scendere il surplus commerciale da 27,1 a 17,8 miliardi di dollari.

Il dato ha fatto passare in secondo piano le indicazioni arrivate dal mercato del lavoro, il mese scorso il totale degli occupati in Australia è sceso di oltre 10 mila unità (consenso +6,2 mila), e sta spingendo il dollaro australiano (la Cina rappresenta il primo partner commerciale del Paese). In questo momento il cambio con il biglietto verde, sceso di oltre il 10% negli ultimi tre mesi, sale dell’1,2% a 0,9106 dollari Usa.

Oggi l’indice del dollaro mette a segno la quinta seduta consecutiva con il segno meno, la serie negativa più lunga da aprile, scendendo sotto quota 81 punti per la prima volta in quasi due mesi. Evidentemente gli operatori stanno scommettendo che la Federal Reserve non ridurrà il piano di acquisto asset, attualmente fissato a 85 miliardi di dollari mensili, nella riunione in calendario tra poco più di un mese.

Nonostante l’attuale fase ribassista, gli analisti di JPMorgan consigliano di puntare sul greenback. “La view core -si legge nel Global Markets Outlook and Strategy- è per un rafforzamento del dollaro rispetto a quelle valute con le banche centrali più accomodanti (Giappone e Australia)”. “Ci piace anche il long Usd vs Eur e Gbp sfruttando i movimenti all’interno dei range recenti”.