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Attesa per il Pil Usa, le previsioni monstre della Fed Atlanta e di JP Morgan

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Una crescita da zero virgola per gli Usa. Altro che effetto positivo del bazooka fiscale firmato Trump – se mai vedrà la luce – sul Pil americano. Nelle ultime ore sono uscite alcune previsioni sull’economia americana che alimentano nuovamente dubbi sulla sua solidità.

La Federal Reserve di Atlanta ha rivisto al ribasso le proprie stime sul Pil Usa del primo trimestre – che sarà diffuso nella giornata di domani – a un incremento di appena +0,2%. Nella nota si legge che la crescita prevista per il prodotto interno lordo degli Stati Uniti, su base reale e relativa al primo trimestre del 2017, è attesa in data 27 aprile a +0,2%, in flessione rispetto al +0,5% previsto lo scorso 18 aprile”.

Il downgrade è ancora più impressionante se si guarda l’outlook che l’istituto aveva diffuso ancora prima. 

La Fed di Atlanta aveva infatti previsto un incremento del Pil nei primi tre mesi dell’anno fino a +2,5% e, in scia a un forte ottimismo, era arrivata a rivedere anche al rialzo il dato fino a +3,4%. Fino a cambiare idea, probabilmente a causa della stretta monetaria della Fed dello scorso 15 marzo, quando i tassi sui fed funds sono stati alzati al range compreso tra lo 0,75% e l’1%.

Se la previsione di un rialzo del Pil di appena lo 0,2% venisse confermata dalla realtà, si tratterebbe della crescita più bassa avvenuta in un trimestre in cui la Fed ha alzato i tassi, dal quarto trimestre del 1980.

La Fed non è l’unica a vederla in questo modo. Daniel Silver, economista di JP Morgan, ritiene che nello stesso periodo dell’anno il Pil, su base reale, sia salito di appena lo 0,3%. 

L’esperto spiega il proprio pessimismo anche con i dati macroeconomici che sono stati diffusi in giornata. Sicuramente, il Pil non sarà aiutato dal calo delle scorte all’ingrosso che, dopo la flessione di gennaio e il recupero di febbraio, sono tornate a scendere a marzo, con un calo dello 0,1%, peggio del +0,2% atteso.

A livello trimestrale, il ribasso delle scorte è il più forte dal primo trimestre del 2016, quando si temeva che l’economia mondiale stesse nuovamente sul punto di piombare in recessione. 

Indicazioni negative anche dalla componente core degli ordini di beni durevoli, che a marzo è scesa dello 0,2%, segnando il ribasso più sostenuto dal giugno del 2016.  Il dato principale è invece salito per il terzo mese consecutivo, facendo +0,7%, anche se il ritmo di crescita è stato esattamente la metà di quello atteso dagli analisti (1,4%).

Come se non bastasse, le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione sono salite nelle ultime due settimane di 23.000 unità a 257.000 unità, riportando l’incremento in due settimane più forte dal Thanksgiving dello scorso anno.