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Attacco all’Italia parte seconda: nuovo venerdì di paura in Borsa

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Ancora di venerdì, ancora una volta in un orario solitamente caratterizzato da bassi volumi a Piazza Affari, quello tra le 10 e le 12 del mattino. Così è andata in scena la seconda puntata dell’attacco all’Italia e al suo sistema bancario da parte dei mercati finanziari dopo quello avvenuto il 24 giugno. E come due settimane fa a pagare lo scotto più rilevante sul mercato azionario è stato il titolo Unicredit, l’unica grande banca italiana a non aver effettuato aumenti di capitale nell’ultimo anno.


Le tensioni sui mercati si sono però riflesse soprattutto sul reddito fisso, con un nuovo record dall’introduzione dell’euro del differenziale di rendimento (spread) tra il Btp italiano a dieci anni e il suo corrispettivo tedesco (Bund). Secondo dati Bloomberg, lo spread è salito fino a oltre 245 punti base, penalizzato anche dalle incertezze legate alla bufera giudiziaria che ha coinvolto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dopo l’arresto del suo ex consigliere politico Marco Milanese.

A uno scenario già complicato si è aggiunta nel pomeriggio la delusione per i dati sul mercato del lavoro negli Stati Uniti, dove sono stati creati solo 18.000 nuovi posti di lavoro contro gli oltre 100.000 attesi. L’indice FTSE Mib ha così sfondato verso il basso la soglia dei 19.000 punti, con un ribasso superiore ai 3 punti percentuali.


Il vero segnale dell’accanimento dei mercati contro l’Italia è però il capitombolo mattutino, con il paniere principale di Milano che è scivolato senza essere seguito sullo stesso terreno dagli altri principali indici continentali. Tanto che anche la Consob ha preannunciato l’apertura di un’indagine sui movimenti registrati in mattinata, mettendo sotto osservazione proprio gli scambi su alcuni dei titoli più penalizzati come Unicredit e Fondiaria.


In mattinata FT Alphaville, il blog del Financial Times, non aveva risparmiato pesanti considerazioni sul recente innalzamento dei rendimenti sui titoli italiani. Il blog, che cita alcuni passaggi di uno studio di Citigroup, sottolinea che nel più recente sell-off i BTP hanno sottoperformato rispetto agli omologhi spagnoli per la prima volta dall’inizio dell’anno e ipotizza che tale osservazione possa essere conseguenza di una combinazione di posizionamento e di minore domanda domestica.